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Veltroni: articolo 18 non è un tabù. Tra riformismo e falsi innovatori

Al centro della riforma del lavoro sempre l'articolo 18, che per il governo Monti sembra essere l'ostacolo più insormontabile per la ripresa del Paese. Ma se per Susanna Camusso "è una norma di civiltà" non così Walter Veltroni, anche se sulle sue parole riecheggiano quelle di Sergio Cofferati.

Si riaccende oggi la trattativa sulla riforma del lavoro, e mentre Susanna Camusso, leader della CGIL, ribadisce nel corso di una intervista a "Che tempo che fa" di Fabio Fazio che "l'articolo 18 è una norma di civiltà" su La Repubblica (http://is.gd/PQlLsz) Walter Veltroni si dice "d'accordo col non fermarsi di fronte ai santuari del no che hanno paralizzato l'Italia per decenni". In poche parole, l'ex segretario del PD, sempre naturalmente per evitare di "emarginare drammaticamente i giovani, i precari, le donne e il Sud", sostiene che il mercato del lavoro va cambiato. E sembra essere convinto del fatto che Mario Monti riuscirà in quell'impresa mai portata a compimento da nessuno, nemmeno da Silvio Berlusconi nel 2002 (http://is.gd/NxfA9O).
La flessibilità, d'altronde, pare essere sempre stata una idea fissa per Walter Vetroni, e l'ultimo baluardo da abbattere sembra essere proprio l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Se per Susanna Camusso "non si può indebolire" perché una modifica "non produrrebbe maggiore efficacia, ma darebbe alle imprese il messaggio 'potete fare quello che volete' - spiegando semplicemente - Non si può cambiare nella sostanza perché non si può licenziare senza giustificato motivo", per Walter Veltroni invece l'articolo 18 non è né un "totem" né "tabù", citando un libro di Freud e lasciando quindi intendere di seguire la stessa linea di Mario Monti, che "ha fatto in tre mesi più di quanto governi politici abbiano fatto in anni".
Ridurre il diritto dell'articolo 18 per creare "più diritti per chi non ne ha nessuno". E' questa, per Veltroni, la "vera battaglia di sinistra" che il PD dovrà portare avanti dopo la dipartita del governo tecnico, che sta "realizzando una sintesi fra il rigore dei governi Ciampi e Amato e il riformismo del primo governo Prodi". Il futuro del PD, sostiene Walter Veltroni, è "il riformismo radicale, la modernità equa che devono affrontare una recessione pericolosa dal punto di vista sociale e democratico".
Anche nel 1997, nel corso del Congresso dell'allora Pds, Walter Veltroni invocava la flessibilità, ma a rispondergli a quel tempo c'era Sergio Cofferati (http://is.gd/OrbE5z), lo stesso che in solitaria 4 anni dopo riuscirà ad organizzare la più grande manifestazione di piazza dal dopoguerra in difesa di questo articolo 18 che sembra piacere sempre meno a destra come a sinistra (forse per equità). "Caro Walter - disse Cofferati a Veltroni - il coraggio a volte è nella decisione, banale, di non partecipare al coro dei falsi innovatori".

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