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WWF: avorio stermina elefanti. Via alla petizione internazionale

L'avorio stermina gli elefanti. Se si continuerà di questo passo con il bracconaggio "non ci sarà più alcuna popolazione di elefanti in vita in Africa centrale nei prossimi anni". Grosse quantità di avorio illegale africano vengono riciclate nei negozi thailandesi, ecco perché il WWF, in occasione del CITES, vuole raccogliere un milione di firme perché il Primo Ministro della Thailandia Yingluck Shinawatra metta al bando la vendita di tutto l'avorio.

Gli elefanti africani sono in grave pericolo per via delle loro zanne di avorio. Il bracconaggio, ormai paramilitare, che infesta le foreste africane e che terrorizza le popolazioni locali, uccide senza sosta questi enormi mammiferi terrestri (sono i più grandi che abitano ancora il pianeta Terra) i quali, per chi non lo sapesse, sono anche gli unici animali ad eseguire riti funebri. I bracconieri sono talmente organizzati e spietati che in qualche caso si è dovuto utilizzare l'esercito per tentare di arginare le loro battute di caccia. Il WWF diffonde la notizia di come siano ormai circa 11mila gli elefanti uccisi dal bracconaggio dal 2004 in Gabon all'interno del Parco Nazionale del Minkébé e nelle lussureggianti foreste nel nord del Paese, nel bacino del Congo in cui vive la più grande popolazione di elefanti africani delle foreste. Numeri di elefanti abbattuti che sostanzialmente rappresentano tra il 44 ed il 77% dell'intera popolazione stimata degli elefanti. Il traffico illegale d'avorio è la causa scatenante dello sterminio degli elefanti. Avorio richiesto soprattutto in Asia dove, come scrive il WWF "molti consumatori asiatici che pensano semplicemente che gli elefanti 'perdano' i denti e che questi ricrescano, senza conseguenze", ma la verità è che "l'avorio deriva sempre da animali morti".

Il bilancio drammatico dell'Agenzia dei Parchi Nazionali del Gabon, del WWF e della Wildlife Conservation Society (WCS) è la conferma che "le popolazioni di elefanti vengono decimate al punto che la sopravvivenza della specie in Africa centrale è messa seriamente in discussione". "La situazione è fuori controllo. Stiamo assistendo al massacro sistematico del più grande mammifero terreno del mondo. – afferma Massimiliano Rocco, Responsabile Specie e Traffic del WWF Italia – Alcuni studi fanno credere al mondo intero che la guerra per l'avorio si sia spostata dall'Africa centrale ad altre parti del continente. Questo è sbagliato. Ciò che è cambiato è che ora questi criminali stanno attaccando anche le popolazioni di elefanti che si credevano più protette in Africa orientale e meridionale. Intanto in Africa centrale, senza che nessuno lo sappia o conosca bene la questione, gli elefanti stanno perdendo questa guerra alla velocità della luce". Una situazione per cui il WWF ha lanciato una petizione globale per salvare gli elefanti che ha già superato le 200mila firme e che fino al 14 marzo può essere firmata. Si legge sulla petizione: "(...) Grosse quantità di avorio illegale africano vengono riciclate nei negozi thailandesi. Per salvare gli elefanti africani è essenziale che la Thailandia elimini questa scappatoia. Unisciti a noi e chiedi al Primo Ministro della Thailandia Yingluck Shinawatra di mettere al bando la vendita di tutto l'avorio". L'obbiettivo è infatti quello di far assumere degli impegni formali a tutti i Paesi (tra i quali anche l'Europa, coinvolta non in secondo piano in questi traffici) che parteciperanno alla prossima Conferenza delle parti della CITES (la Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione) che si terrà a marzo in Thailandia.

Scrive il WWF in una nota: "Tutti gli Stati firmatari e tra questi i Governi europei, Italia in testa, avranno l'opportunità e dovranno per tutti noi prendere le decisioni giuste per ridurre la domanda di prodotti provenienti da specie in via di estinzione, rafforzare la legislazione, aumentare i controlli e le sanzioni". "I governi della regione, come quelli del Camerun, del Ciad e del Gabon reclutano un numero maggiore di guardie forestali e sono arrivati a impegnare i loro eserciti per combattere questi bracconieri. Ma questo non basta – sostiene Massimiliano Rocco – le agenzie di intelligence internazionali devono essere pienamente coinvolte nel contrastare questi traffici e nella lotta al bracconaggio e questo deve essere fatto sin da subito, non vi è tempo da perdere. Un impegno internazionale utile al fine di identificare, tracciare e mettere fine all'attività di queste reti criminali globali, che mettono a rischio la sicurezza nazionale e ostacolano le prospettive di sviluppo economico dei paesi più poveri". "Se i governi dei paesi di questa regione non iniziano a trattare questo problema come un'emergenza internazionale, non si può escludere che non ci sarà più alcuna popolazione di elefanti in vita in Africa centrale nei prossimi anni" conclude il Responsabile Specie e Traffic del WWF Italia.

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