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Olio di palma, da dicembre stop al "segreto": obbligatorio in etichetta

Tra poche settimane finalmente tutti i consumatori (attenti) potranno scoprire esattamente con quali oli vegetali vengono "ingrassati" i molti cibi che finiscono sulle nostre tavole e sul pane della merenda dei bambini. Da dicembre 2014 entra in vigore la normativa europea che obbligherà l'indicazione in etichetta di tutti i singoli oli presenti nell'alimento, compreso il "segretissimo" olio di palma, la cui coltivazione intensiva uccide l'ambiente.

Tra poche settimane finalmente tutti i consumatori (attenti) potranno scoprire esattamente con quali oli vegetali vengono "ingrassati" i molti cibi che finiscono sulle nostre tavole, e spesso putroppo anche negli zaini dei bambini e sul pane della loro merenda. Da dicembre 2014, infatti, scatterà la normativa europea (Regolamento UE n.1169/2011) che obbligherà l'indicazione in etichetta di tutti i singoli oli presenti nell'alimento. Compreso quello più diffuso ma anche più "segreto", cioè l'olio di palma. Come ricorda il WWF, tanto l’olio di palma è sconosciuto quanto è usato: circa l’80% di tutto l’olio di palma prodotto viene utilizzato nell’industria alimentare. Sugli scaffali dei supermercati si trovano biscotti per la colazione, merendine, crackers, gelati e snack (ma non solo) con una quantità di burro (se presente) pari all’1-2%, affiancata da una consistente quantità di "grassi vegetali" che nel 90% dei casi è costituita da olio e grasso di palma.

Ma oltre a non far troppo bene alla salute (alcuni Paesi, come il Belgio, nè consigliano un uso limitato), l'olio di palma uccide l'ambiente. "Se ciascun consumatore avesse la possibilità di attraversare gli scenari desolanti delle foreste che bruciano per far posto alle coltivazioni di olio di palma, se ciascuno di noi affrontasse un viaggio tra i fumi degli incendi che tagliano il respiro e avvolgono perennemente quello che rimane delle foreste del Borneo o di Sumatra, rimarrebbe talmente scioccato da non voler più consumare olio di palma responsabile di tanta distruzione" sottolinea infatti Isabella Pratesi, Responsabile del programma di Conservazione Internazionale del WWF Italia, spiegando: "Poiché la domanda di prodotti alimentari aumenterà nei prossimi decenni, inevitabilmente aumenterà di conseguenza l'impatto sulle risorse naturali del Pianeta e l’olio di palma è uno degli imputati principali".

Isabella Pratesi quindi precisa: "In attesa che l’industria alimentare faccia la sua parte, riducendo il più possibile il contenuto di olio di palma dei suoi prodotti, sta a noi consumatori scegliere consapevolmente". In quest’ottica, WWF chiede con forza alle aziende utilizzatrici di olio di palma di agire con responsabilità impegnandosi a raggiungere entro il 2015 il 100% di approvvigionamento di olio di palma certificato secondo i criteri della Roundtable on Sustainable Palm Oil (la tavola rotonda sull'olio di palma sostenibile), quale primo importante passo verso una maggiore sostenibilità del mercato.

Il WWF spiega: la palma (Elaeis guineensis) da cui si estrae questo olio è coltivata soprattutto in Indonesia e Malesia, questi soli due paesi producono circa il 90% di tutto l’olio di palma usato nel mondo. Questo grasso è, infatti, responsabile della distruzione di molti ambienti di foresta tropicale e attualmente costituisce una delle cause principali di scomparsa delle ultime foreste del cuore verde dell’isola di Sumatra (Indonesia) dove vivono oranghi, elefanti e tigri e rinoceronti, tutte specie ridotte a poche centinaia di esemplari in una manciata di decenni. Questo avviene su un territorio che, fino poco tempo fa, era per lo più una foresta tropicale vergine, uno scrigno verde ricchissimo di biodiversità.

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