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Scandalo Volkswagen: diesel ricarica cartucce per stampanti a smog

Lo scandalo Volkswagen potrebbe aprire il futuro delle "stampanti a smog", stampanti ricaricate cioè dalle polveri inquinanti che ammorbano l'aria delle nostre città. Il ricercatore che ha già sviluppato un prototipo e segnala le "potenzialità" di generazione delle polveri nere dei motori diesel (anche VW, ovviamente) per ricaricare le cartucce inkjet.

Lo scandalo che ha coinvolto la Volkswagen ha certamente fatto comprendere che il mondo dominato dalle auto è ancora più sporco di come lo si poteva immaginare. Avere una macchina diesel davanti alla propria bicicletta che appena accelera "espelle" fuori una nuvola di fumo alla "spazzacamin" di Mary Poppins ha avuto certamente con il dieselgate una sua giustificazione elettronica, ma più che altro è sempre una conferma che l'aria che respiriamo è piena di polvere nera che va a finire direttamente sulla pelle e nei polmoni. Gli abitanti della grandi città come Roma o Milano (e Genova, e Napoli) e di qualsiasi centro abitato imbottigliato nel traffico può fare una prova: passarsi un fazzoletto bianco sul viso e vedere di che colore lo ritrova. Oppure come si faceva una volta è utile stendere per qualche settimana un lenzuolo bianco per vedere quanto possa diventare nero. Nerofumo, si intende.
Da questa osservazione è partita la fantasia di un inventore che da circa un anno sta sviluppando una "stampante a smog" che non fa altro che (ri)utilizzare la polvere nera che va dentro i polmoni e sulla nostra pelle per trasformarla in "toner" liquido, ovvero in quella soluzione che viene spruzzata, tramite aghi sottilissimi, dalle stampanti inkJet ormai diffuse un po' ovunque. Volkswagen potrebbe aver quindi avuto un ruolo "positivo" per lo sviluppo e la ricarica di queste stampanti a smog.
L'inventore di origine indiana Anirudh Sharma non aveva però intenzione di partecipare al Virgin Earth Challenge di Sir Richard Branson, né aveva alcuna velleità ecologista, ma voleva cercare semplicemente di risparmiare sulle cartucce. Come si vede dal video dell'inventore, far andare la propria stampante a smog è semplicissimo in questo caso si cattura con una ventolina il fumo di una romantica (quanto tossica) candela e, mischiando l'aria inquinata con una soluzione alcolica, si riesce ad ottenere l'inchiostro nero (diciamo nerastro).
Una curiosa idea che Sharma, scienziato del MIT Media Lab, spiega in modo empirico. La polvere dello smog viene intrappolata in un liquido che nel caso del video è vodka (al posto dell'alcol) con una goccia di olio d'oliva. Il liquido ottenuto verrà poi siringato nella cartuccia di una comune stampante a getto d'inchiostro. A proposito di dieselgate e di scandalo Volkswagen il ricercatore del MIT (ed è bello sapere che negli USA si è pagati per queste ricerche, diciamo, "di base") fa sapere che un motore diesel vecchio di qualche anno (diciamo tre quattro anni) potrebbe produrre talmente tante polveri da ricaricare "una cartuccia HP" entro 60 minuti. Si pensi quindi al "contributo ecologico" che un motore diesel Volkswagen della serie "taroccata" potrebbe dare e avrebbe potuto dare per il possibile riempimento di queste cartucce per stampante.
E' chiaro che Anirudh Sharma, essendo scienzìato (leggere con l'accento giusto) non ha calcolato che il foglio di carta stampato con questa tecnologia a smog diventerebbe automaticamente un rifiuto tossico nocivo e ovviamente altamente pericoloso sia per l'ambiente sia per l'essere umano che potrebbe toccare l'inchiostro (soprattutto se gira le pagine usando la lingua come umettatrice biologica). Il fumo di un motore diesel e qualsiasi polvere residuo di combustione contiene non solo "nerofumo" ma centinaia di composti tossici, mutageni e cancerogeni. La stampante a smog potrebbe quindi essere utilissima per stampare solamente dei fogli importanti, quelli del proprio testamento.

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