le notizie che fanno testo, dal 2010

Siria, Putin a Obama: Dio ci ha creati tutti uguali. Lettera al popolo americano

Mentre Bashar al-Assad accoglie la proposta della Russia di mettere sotto il controllo dell' ONU le armi chimiche siriane, a respigere nettamente il piano sono i ribelli, che anzi chiedono agli Stati Uniti e alle nazioni "amiche" più armi. Intanto, Vladimir Putin scrive sul The New York Times un articolo indirizzato al popolo americano, dove avverte che "un attacco potrebbe far crollare l'intero sistema di diritto internazionale e minarne l'equilibrio". E a Barack Obama il Presidente russo sottolinea: "Siamo tutti diversi, ma quando chiediamo le benedizioni del Signore, non dobbiamo dimenticare che Dio ci ha creati tutti uguali".

Mentre Bashar al-Assad accoglie la proposta della Russia di mettere sotto il controllo dell' ONU le armi chimiche siriane, a rifiutare il piano lanciato da Vladimir Putin sono i ribelli. L'ala militare del Syrian National Coalition (SNC), un gruppo dell'opposizione contro il regime di Assad, ha infatti categoricamente respinto il piano russo, che eviterebbe quell'intervento armato in Siria da parte degli Stati Uniti che potrebbe degenerare in un guerra mondiale. Ad annunciare "il rifiuto definitivo dell'iniziativa russa di mettere le armi chimiche sotto custodia internazionale" è il generale Salim Idriss, il capo del consiglio militare del SNC, attraverso un video pubblicato on-line. Il generale Idriss inoltre chiede alla comunità internazionale, a nome dei ribelli, "di non accontentarsi di mettere sotto custodia le armi chimiche, che sono uno strumento criminale, ma di arrestare il responsabile dell'attacco del 21 agosto e di perseguirlo presso la Corte penale internazionale dell'Aia", riferendosi avviamente al Presidente siriano Bashar al-Assad. Nel videomessaggio, inoltre, il capo del Syrian National Coalition invita gli Stati Uniti e le altre nazioni "amiche" a fornire ai ribelli più armi.

Intanto, però, il Segretario di Stato americano John Kerry è pronto ad incontrare il suo omologo russo Sergey Lavrov a Ginevra, dove verranno discussi gli aspetti pratici della proposta russa. L'amministrazione Obama ha infatti chiarito che la missione di Kerry sarà quella di valutare la fattibilità del piano, che deve incentrarsi sulla verificabilità della consegna delle armi chimiche da parte di Assad.

Nel frattempo, l'11 settembre appare sul The New York Times un articolo scritto da Vladimir Putin in persona, dall'eloquente titolo "Un appello alla prudenza dalla Russia" (A Plea for Caution From Russia). Il Presidente russo esordisce sottolineando: "I recenti avvenimenti in Siria mi hanno spinto a parlare direttamente al popolo americano e dei loro leader politici. E' importante farlo in un momento di comunicazione insufficiente tra le nostre società". Putin ricorda che "i rapporti" tra Russia e USA hanno attraversato "diverse fasi", evidenziando che se da una parte le due nazioni si sono scontrate nel corso della guerra fredda dall'altra sono state "anche alleate per sconfiggere il nazismo insieme". Putin quindi precisa che "le Nazioni Unite sono state istituite proprio per impedire che tali devastazioni possano ripetersi", e avverte: "Nessuno vuole che l'ONU subisca lo stesso destino della Società delle Nazioni. Questo potrebbe accadere se i Paesi più influenti bypassano le Nazioni Unite e intraprendono un'azione militare senza l'autorizzazione del Consiglio di Sicurezza".

Vladimir Putin quindi mette nero su bianco che "il potenziale attacco degli Stati Uniti contro la Siria, nonostante la forte opposizione di molti Paesi e importanti leader politici e religiosi, compreso il Papa, si tradurrà in sempre più vittime innocenti e in una escalation di violenza, con il pericolo di diffondere il conflitto ben oltre i confini della Siria. Un attacco potrebbe scatenare una nuova ondata di terrorismo, e potrebbe minare gli sforzi multilaterali che tendono a risolvere il problema nucleare iraniano e il conflitto israelo-palestinese, oltre che destabilizzare ulteriormente il Medio Oriente e il Nord Africa. Un attacco potrebbe far crollare l'intero sistema di diritto internazionale e minarne l'equilibrio". Vladimir Putin quindi chiarisce che "la Siria non è terra di una battaglia per la democrazia, ma di un conflitto armato tra un governo ed una opposizione in un paese multireligioso. Ci sono pochi campioni di democrazia in Siria. Ma ci sono molti combattenti di Al-Qaida ed estremisti di tutte le bande che combattono il governo - ed aggiunge - Questo conflitto interno, alimentato dalle armi straniere date in dotazione all'opposizione, è una delle più sanguinose del mondo". Il Presidente russo quindi avverte: "In Siria ci sono mercenari provenienti dai paesi arabi, e centinaia di militanti che provengono dai paesi occidentali e anche dalla Russia. Queste persone non potrebbero tornare nei nostri Paesi dopo l'esperienza acquisita in Siria? Dopo tutto, dopo aver combattuto in Libia, gli estremisti sono passati nel Mali. Questa è la minaccia per tutti".

Vladimir Putin spiega poi al popolo americano come la Russia non stia "proteggendo il governo siriano, ma il diritto internazionale" poiché c'è "bisogno di utilizzare il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite" perché "preservare l'ordine nel mondo complesso e turbolento di oggi è uno dei pochi modi per mantenere le relazioni internazionali senza scivolare nel caos". Putin quindi insiste: "La legge è ancora la legge, e noi dobbiamo seguirla, che ci piaccia o no. Secondo il diritto internazionale attuale, la forza è consentito solo per legittima difesa o per decisione del Consiglio di Sicurezza. Tutto il resto è inaccettabile ai sensi della Carta delle Nazioni Unite e costituirebbe un atto di aggressione". Putin quindi ribadisce che, anche se "nessuno mette in dubbio che il gas mortale sia stato utilizzato in Siria, vi è però ogni ragione di credere che questo non sia stato utilizzato dall'esercito siriano, ma dalle forze di opposizione, per provocare l'intervento da parte dei loro potenti protettori stranieri, che rischiano di schierarsi con i fondamentalisti", ed avverte: "Reports segnalano che alcuni di questi gruppi starebbero preparando un altro attacco - questa volta contro Israele - e ciò non può essere ignorato".

In conclusione del suo articolo, Vladimir Putin apre una riflessione sul comportamento degli Stati Uniti in politica estera, facendo notare come sia "allarmante il fatto che l'intervento militare in conflitti interni di Paesi stranieri sia diventata la prassi comune per gli USA", e si domanda: "E' nell'interesse a lungo termine degli Stati Uniti? Ne dubito. Milioni di persone in tutto il mondo vedono sempre di più l'America non come un modello di democrazia ma come un Paese che basa la propria potenza unicamente sulla forza bruta, sotto lo slogan 'o sei con noi o contro di noi' ". Putin però osserva: "Ma la forza si è rivelata inefficace e inutile. L'Afghanistan sta annaspando, e nessuno può dire cosa accadrà dopo che le forze internazionali si ritireranno. La Libia è divisa in tribù e clan. In Iraq la guerra civile continua, con decine di morti ogni giorno. Negli Stati Uniti, molti tracciano un'analogia tra l'Iraq e la Siria, e chiedono perché il loro governo intende ripetere questi errori".

Putin quindi ragiona: "Il mondo reagisce chiedendosi: se non si può contare sul diritto internazionale, allora si devono trovare altri modi per garantire la sicurezza. E così un numero crescente di paesi cerca di acquisire armi di distruzione di massa. Questo è logico: se si ha la bomba (nucleare, ndr), nessuno potrà attaccarli. Si parla tanto della necessità di rafforzare la non proliferazione nucleare, quando nella realtà tutto questo viene vanificato". Il Presidente russo invita quindi tutti a "smettere di usare il linguaggio della forza e di riprendere invece la via dell'accordo diplomatico, politico e civile. - proseguendo - Se siamo in grado di evitare l'uso della forza contro la Siria, questo migliorerà il clima negli affari internazionali e rafforzerà la fiducia reciproca. Sarà il nostro successo comune e ciò aprirà la porta alla cooperazione su altre questioni critiche".

In chiusura, Vladimir Putin non manca però di esprimere il suo disaccorso sull'eccezionalismo americano espresso da Barack Obama nel corso del suo discorso di martedì alla nazione. Barack Obama ha infatti affermato che la politica degli Stati Uniti "è ciò che rende l'America diversa. E' ciò che ci rende eccezionali". Putin quindi sottolinea magistralmente: "E' estremamente pericoloso incoraggiare la gente a vedere se stessi come eccezionali, qualunque sia la motivazione. Ci sono grandi paesi e piccoli paesi, ricchi e poveri, quelli con lunghe tradizioni democratiche e quelli che ancora devono trovare la loro strada verso la democrazia. Le loro politiche sono diverse, anche. Siamo tutti diversi, ma quando chiediamo le benedizioni del Signore, non dobbiamo dimenticare che Dio ci ha creati tutti uguali".

• DALLA PRIMAPAGINA:

• POTREBBE INTERESSARTI:

• LE ALTRE NOTIZIE: