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Siria, Putin: USA portino prove ad ONU. Rimandare ogni decisione al G20

Mentre il mondo attende il via libera di Barack Obama all'attacco USA in Siria, il presidente della Russia Vladimir Putin chiede agli Stati Uniti di fornire le prove che sia stato il regime di Bashar al-Assad ad utilizzare armi chimiche, chiedendo di rimandare ogni decisione al G20 di San Pietroburgo.

Mentre il mondo attende con il fiato sospeso il momento in cui il Premio Nobel per la Pace Barack Obama deciderà di dichiarare guerra alla Siria, il presidente della Russia Vladimir Putin chiede ciò che molti altri vorrebbero domandare agli Stati Uniti: dove sono le prove che il regime di Bashar al-Assad ha lanciato armi chimiche contro i civili? Vladimir Putin chiede quindi agli USA di fornire tutti i documenti che dimostrerebbero l'uso di gas nervino da parte del governo siriano al Consiglio di sicurezza e agli ispettori delle Nazioni Unite. Putin, infatti, ritiene che sarebbe stata "una sciocchezza assoluta" per il governo di Assad utilizzare armi chimiche, visto che il regime era ben consapevole del fatto che non avrebbe dovuto superare quella "linea rossa" tracciata da Obama. "Le truppe governative siriane sono all'offensiva ed hanno circondato l'opposizione in diverse regioni. In queste condizioni, fornire una scusa a coloro che chiedono un intervento militare è una sciocchezza assoluta" afferma secco Vladimir Putin parlando con i ciornalisti dalla città di Vladivostok. Per Putin, quindi, la questione sembra essere molto semplice, e cioè che "se gli Stati Uniti non mostrano le prove dell'attacco con armi chimiche da parte del regime vuol dire che queste non esistono".

Ieri il Segretario di Stato USA, John Kerry, ha infatti sostenuto che l'intelligence americana aveva raccolto tutte le prove, ancor prima degli ispettori dell'ONU, annunciando che avrebbero punito il presidente siriano Bashar al-Assad per il brutale attacco che avrebbe "ucciso 1.429 persone nella periferia di Damasco" tra cui "426 bambini". Numeri, quelli forniti da Kerry, che però non coincidono con quelli delle agenzie umanitarie, che stimano 355 persone morte a seguito dell'attacco della scorsa settimana e circa 3.000 feriti. ll ministero degli Esteri siriano respinge con forza le accuse di Kerry, affermando che le dichiarazioni del Segretario di Stato USA sono "piene di bugie" e basate su "prove artefatte", insistendo sul fatto che sarebbero stati i ribelli ad effettuate l'attacco mortale.

Ad appoggiare l'attacco in Siria che Barack Obama promette essere "mirato e limitato nel tempo" potrebbe essere il presidente francese Francois Hollande, che al contrario di David Cameron non deve passare in Parlamento prima di dichiarare guerra. Intanto, i ministri degli Esteri arabi si incontreranno domani nella capitale egiziana, Il Cairo , per discutere della situazione sempre più tesa Siria, come annuncia il vice capo della Lega Araba, Ahmed Ben Helli. La posizione della Lega Araba sulla vicenda è nota da tempo, e cioè è convinta che sia stato il regime siriano ad effettuare gli attacchi con le armi chimiche. Vladimir Putin, invece, chiede agli Stati Uniti di rimandare ogni decisione all'imminente G20 di San Pietroburgo, concludendo: "E' un buon forum per discutere il problema della Siria. Mi piacerebbe affrontare Obama come un premio Nobel per la Pace".

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