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WikiLeaks, Vaticano: opinioni cablogrammi non espressione Santa Sede

La Sala Stampa della Santa Sede pubblica una nota in merito ai documenti resi pubblici da WikiLeaks, spiegando che i rapporti dei diplomatici USA "riflettono le percezioni e le opinioni di coloro che li hanno redatti" e non "sono espressione della Santa Sede".

Oggi The Guardian e El Pais pubblicano nuovi cablogrammi di WikiLeks, incentrati in particolar modo sul Vaticano, o meglio su come i diplomatici USA descrivono la Santa Sede. Secondo, per esempio Julieta Valls Noyes, vicecapo della rappresentanza USA in Vaticano, il segretario di Stato, cardinal Tarcisio Bertone, sarebbe uno "yes man digiuno di diplomazia" che "parla solo l'italiano" (a parte probabilmente un paio di lingue "morte", alla base del pensiero moderno). Secondo i diplomatici stelle e strisce, infatti, il Vaticano sarebbe popolato di gente che parla poco l'inglese, cosa probabilmente che stupisce l'egocentrica superpotenza.

Inoltre, i diplomatici dell'ambasciata USA presso la Santa Sede, sottolinierebbero (forse stupiti) il fatto che il cardinal Bertone "ha uno stile pastorale personale che a volte lo porta lontano da Roma, in giro per il mondo, a occuparsi di problemi spirituali prima che della politica estera" (seguendo il dettato evangelico).

Inoltre sempre la Noyes scriverebbe che nella Città del Vaticano "sono quasi tutti settantenni, e non capiscono i media moderni né le nuove tecnologie" sottolineando che l'unico ad avere il BlackBerry è il portavoce Federico Lombardi anche se "non ha accesso al Papa". Altro fatto "strano" per Julieta Valls Noyes è il fatto che pochissimi hanno una e-mail.

Ma i cablogrammi rivelano anche la posizione della Santa Sede sulla situazione a Cuba. Un documento dell'ambasciata a Roma indirizzata al Dipartimento di Stato USA, racconta che il 21 gennaio 2010, la Santa Sede avrebbe chiesto agli Stati Uniti di cessare l'embargo a Cuba perché "la disastrosa situazione economica dell'isola e la tensione politica possono sfociare in un bagno di sangue", come avrebbe spiegato a Julieta Valls Noyes l'incaricato del Vaticano per gli affari cubani, Angelo Accatino.

Accatino avrebbe espresso la necessità di "dialogare" con Cuba, anche per evitare che gli USA rimangano "ostaggio della propria politica interna", in particolare in riferimento al "controproducente embargo", che dura ormai da 50 anni.

Sempre Accatino spiegherebbe che gli Stati Uniti dovrebbero evitare "azioni unilaterali contro Cuba", anche perché il vero successore di Fidel Castro, per il Vaticano, sarebbe Ugo Chavez poiché, disponendo dei ricavi del petrolio, potrebbe "finanziare la rivoluzione bolivariana".

I dispacci non finiscono qui. Julieta Valls Noyes sottolinea come "il Vaticano contribuì a far rilasciare" i 15 marinai britannici catturati dall'Iran nel 2007 ma anche come nel 2004 l'allora cardinal Ratzinger avrebbe espresso il suo scetticismo verso l'accesso della Turchia nell'UE, poiché il futuro Papa avrebbe preferito che ci fosse un riferimento alle "radici cristiane" nella UE.

Vi è poi un cablogramma, sempre di Julieta Valls Noyes datato 26 febbraio 2010, in riferimento ai risultati della commissione Murphy del novembre del 2009, quelli che fecero scoppiare lo scandalo dei preti pedofili in Irlanda. Secondo il diplomatico USA "mentre i contatti in Vaticano espressero immediatamente profonda compassione per le vittime e insistettero che la priorità fosse prevenire che accadessero di nuovo (gli abusi, ndr), furono anche irritati da come la situazione sia stata condotta dal punto di vista politico".

In merito a questa documentazione del dipartimento di Stato degli Stati Uniti d'America resa pubblica da WikiLeaks la sala stampa della Santa Sede diffonde oggi una nota. "La Sala Stampa della Santa Sede osserva che una parte dei documenti resi pubblici recentemente da WikiLeaks riguarda rapporti inviati al Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d'America dall'Ambasciata degli Stati Uniti presso la Santa Sede" spiega il comunicato sottolineando prima di tutto di non voler "entrare nella valutazione dell'estrema gravità della pubblicazione di una grande quantità di documenti riservati e confidenziali e delle sue possibili conseguenze".

"Naturalmente - conclude la nota - tali rapporti riflettono le percezioni e le opinioni di coloro che li hanno redatti, e non possono essere considerati espressione della stessa Santa Sede né citazioni precise delle parole dei suoi Officiali. La loro attendibilità va quindi valutata con riserva e con molta prudenza, tenendo conto di tale circostanza".

Insomma, una precisazione dovuta per sottolineare come i cablogrammi, in genere, rivelano spesso interpretazioni e riflessioni personali, che non necessariamente indicano le pozisioni ufficiali dello Stato, o governo, o personaggio preso in esame.

11/12/2010 | update: 11/12/2010
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# Cuba# Vaticano# WikiLeaks
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