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Vaticano: non servono sforzi missionari per conversione ebrei

Nella giornata del 10 dicembre 2015 la Commissione per i rapporti religiosi con l'ebraismo ha pubblicato il documento "Perché i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili" e al punto 37 si legge che il "mistero dell'agire divino (...) non chiama in causa sforzi missionari volti alla conversione degli ebrei". Chissa cosa ne penserebbe l'ebreo Alfonso Ratisbonne converto dalla Madonna nella Basilica di Sant'Andrea delle Fratte a Roma, dopo aver indossato la Medaglia Miracolosa.

Nella giornata del 10 dicembre 2015 la Commissione per i rapporti religiosi con l'ebraismo, guidata dal cardinale Kurt Koch del Pontificio consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani, ha pubblicato in occasione dei cinquant'anni dalla Dichiarazione "Nostra aetate" del Concilio Vaticano II il documento "Perché i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili", una riflessione su questioni teologiche attinenti alle relazioni cattolico-ebraiche. A lasciare più che perplessi diversi osservatori, però, il fatto che al punto 37 si legge che il "mistero dell'agire divino (...) non chiama in causa sforzi missionari volti alla conversione degli ebrei". Al punto 40, inoltre, si precisa che se anche "i cristiani sono chiamati a rendere testimonianza della loro fede in Gesù Cristo anche davanti agli ebrei" questi "devono farlo però con umiltà e sensibilità, riconoscendo che gli ebrei sono portatori della Parola di Dio e tenendo presente la grande tragedia della Shoah". Il documento conterrebbe quindi "il rifiuto più esplicito da parte del Vaticano di qualsiasi tentativo di convertire gli ebrei al cattolicesimo" come sottolinea il sito Rorate Caeli, evidenziando che nello stesso documento (al punto 17) viene delegittimata la teologia della sostituzione (o supersessionismo) che si fonda sul fatto che poiché Israele non ha riconosciuto Gesù come il Messia e il Figlio di Dio è la Chiesa di Gesù Cristo a divenire la "nuova Israele".

Chissà cosa penserebbe Teodoro De Bussière del documento redatto dalla Commissione per i rapporti religiosi con l'ebraismo, visto che fu proprio grazie alla sua insistenza nel far indossare la Medaglia Miracolosa che l'amico Alfonso Ratisbonne, ebreo, si convertì dopo aver visto apparire la Madonna all'interno della Basilica di Sant'Andrea delle Fratte a Roma. Dopo avergli regalato la Medaglia Miracolosa De Bussière si mise infatti a pregare con tutta la sua famiglia per la conversione di Alfonso Ratisbonne, che avvenne a mezzogiorno del 20 gennaio 1842. Racconta Ratisbonne: "D'un tratto mentre camminavo per la chiesa (..) all'improvviso mi sentii preso da un certo turbamento, e vidi come un velo innanzi a me, mi sembrava la chiesa tutta oscura, eccetto una cappella, quasi tutta la luce della medesima Chiesa si fosse concentrata in quella. Levai gli occhi verso la cappella raggiante di tanta luce, e vidi sull'Altare della medesima, in piedi, viva, grande, maestosa, bellissima, misericordiosa la SS.ma Vergine Maria simile all'atto e nella struttura all'immagine che si vede nella Medaglia Miracolosa dell'Immacolata. A tal vista io caddi in ginocchio nel luogo dove mi trovavo; procurai, quindi, varie volte di levar gli occhi verso la SS.ma Vergine, ma la riverenza e lo splendore me li feci abbassare, ciò che però non impediva l'evidenza di quell'apparizione. Fissai le di Lei mani, e vidi in esse l'espressione del perdono e della misericordia".

Alfonso Ratisbonne prosegue: "Quantunque ella non mi dicesse nulla compresi l'orrore dello stato in cui mi trovavo, la deformità del peccato, la bellezza della religione cattolica, in una parola capii tutto. Sono caduto ebreo e mi sono alzato cristiano". Ratisbonne quello stesso anno si fece battezzare e successivamente entrò nel movimento Religiose di Nostra Signora di Sion per la conversione degli ebrei e dei musulmani, che lo condusse fino in Palestina. Come si concilia questo con il fatto che ora il Vaticano affermi che non servono "sforzi missionari volti alla conversione degli ebrei"? Con questa frase la Chiesa rischia infatti di (dis)perdere molte, troppe, anime.

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