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Confessione su iPhone: Vaticano la sconfessa. Il Papa non è un robot

La confessione 2.0, quella tramite iPhone (ma anche iPad e iPod Touch) sarà pure compatibile con iOS 3.1.3 (e seguenti) ma non può essere "compatibile" con il sacramento della Penitenza della Chiesa Cattolica. Sempre che il Papa non diventi un robot, come era successo nel 1973.

La Santa Sede sta dimostrando di avere un rapporto prudente e profondo con la tecnologia, ma soprattutto estremamente coerente con il messaggio evangelico "vecchio" (o "eterno") di duemila anni.
Già il Papa si era espresso con una competenza disarmante sui social network in occasione di un messaggio per la "XLV Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali" in un intervento chiamato, si badi bene "Verità, annuncio e autenticità di vita nell'era digitale" ("Facebook e il Papa: Chi è il mio "prossimo" in questo nuovo mondo?" http://is.gd/b28GAZ).
Qualche commentatore "tecnologico" però non ha forse capito un tubo (tubo di zinco, non Youtube) sui tratti salienti di quell'intervento, tanto che si continua a leggere che il Santo Padre si sarebbe scagliato contro i "falsi profili" su Facebook.
Papa Ratzinger in quell'occasione invece invitava, evangelicamente e semplicemente, a non essere "falsi" sui social network, proprio come non si dovrebbe esserlo nella vita di tutti i giorni.
Precisamente il "passaggio" era questo: "Nella ricerca di condivisione, di 'amicizie', ci si trova di fronte alla sfida dell'essere autentici, fedeli a se stessi, senza cedere all'illusione di costruire artificialmente il proprio 'profilo' pubblico", diceva il Papa.
Forse, per questo motivo, sulla notizia che la confessione si potesse fare via iPhone ("confessione" compatibile con iPad e iPod Touch e in generale su Apple iOS 3.1.3 o successive) padre Federico Lombardi è dovuto intervenire sottolineando che non ci si può confessare con un iPhone e neppure "essere assolti" da un iPhone.
La notizia era "girata" sul web per il lancio di "Confession: a Roman Catholic App" che per 1,59 euro su iTunes prometteva una "confessione elettronica".
Alcuni giornali avevano incominciato a sbandierare la novità della confessione "senza inginocchiatoio" facendola passare per "approvata dal Vaticano", visto il nome ambiguo dell'app.
"Il Sacramento non può essere sostituito da nessuna applicazione informatica, bisogna mettere l'accento su questo per evitare equivoci" dice padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa della Santa Sede, e specifica che "Il Sacramento della Penitenza richiede necessariamente il rapporto di dialogo personale tra il penitente e il confessore, e l'assoluzione da parte del confessore presente".
Ecco come si descrive l'app "Confession: a Roman Catholic App" (traduciamo dall'inglese) "Progettato per essere utilizzato in confessionale, questa applicazione è lo strumento ideale per ogni penitente. Con un esame di coscienza personale per ogni utente, profilo protetto da password, e una guida passo-passo per il sacramento, questa applicazione invita i cattolici a prepararsi per la preghiera e partecipare al rito della Penitenza. Gli individui che sono stati lontani dal sacramento per qualche tempo troveranno in 'Confession: A Roman Catholic App' uno strumento utile e invitante".
Padre Lombardi mette quindi l'app al suo posto (fuori dal confessionale) spiegando molto pacatamente che "In un mondo in cui molte persone usano supporti informatici per leggere e riflettere, per esempio i testi per pregare, non si può escludere che qualcuno rifletta in preparazione alla Confessione aiutandosi con strumenti digitali, come in passato o si faceva con testi e domande scritte su fogli di carta, che aiutavano ad esaminare la propria coscienza".
Ma ovviamente mette in guardia questi software dal trasformarsi in "un business alimentato da una realtà religiosa e spirituale importante come un sacramento".
Già si leggono articoli che parlano di un "dietro front" della Chiesa su tecnologia e "confessione 2.0", sempre ricalcando la perspicacia dei "falsi profili" di Facebook "condannati" dal Papa.
Paradossalmente è proprio un segno dei tempi che la tecnologia "delle trasmissioni" vada avanti mentre la comunicazione (e quindi la comprensione dei messaggi) rimane al palo (sfortunatamente neppure a quello del telegrafo).
La confessione "senza sacerdote", fatta da un computer, è poi cosa vecchia, già esplorata non solo da altri software "simili" (che ciclicamente escono alla ribalta) ma anche dalla fantascienza d'autore che, grazie ad Urania arrivava anche qui in Italia.
Come non ricordare allora l'antologia "Buone notizie dal Vaticano" (Urania 623, luglio 1973) dove Robert Silverberg trasformava il Santo Padre in un robot? Anche all'epoca ci fu una piccola polemica con la Santa Sede, ma i tempi erano, anche intellettualmente, molto più elettrici. E fortunatamente molto meno elettronici.

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