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Vasco Rossi non "resiste" e ritira denuncia contro Nonciclopedia

Vasco Rossi alla fine accetta le "scuse" di Nonciclopedia e sembra intenzionato a ritirare la querela per diffamazione. Gesto molto apprezzato dalla Rete, in questa epoca dove persino Wikipedia è costretta ad autocensurarsi per protestare contro la "legge bavaglio".

Nonostante le precisazioni della portavoce di Vasco Rossi e del suo avvocato, e lo spiegare, da parte del rocker di Zocca, che "l'essenza della libertà è sempre consistita nella capacità di scegliere come si vuole scegliere e perché così si vuole (...) e nel diritto di resistere, di essere impopolari, di schierarti per le tue convinzioni per il solo fatto che sono tue", come scriveva in un post su Facebook (citando il politologo Isaiah Berlin), alla fine la querela contro Nonciclopedia sembra che stia per essere ritirata. La posizione di Vasco Rossi sembrava, inizialmente, irremovibile, chiarendo in un messaggio sempre sul social di Mark Zuckerberg che "il contenuto di Nonciclopedia nelle parti segnalate da noi ai gestori non ha nulla a che fare con la satira" e che avrebbero continuato "nella richiesta di conoscere l'identità dei gestori del sito e degli autori anonimi delle attività solo diffamatorie e per nulla comiche o 'satiriche' ". Ma per fortuna, come direbbe James Russell Lowell, "solo i morti e gli stupidi non cambiano mai opinione", e in questa epoca dove persino Wikipedia è costretta ad autocensurarsi (http://is.gd/LpenUq) per protestare contro una "legge bavaglio" che rischia di minare il diritto di espressione e di stampa, il gesto di Vasco Rossi di "lasciar correre" accettando le "scuse" di Nonciclopedia non può che essere apprezzato. Anche perché, dopo il gesto eclatante di Wikipedia, con un comunicato diffuso in tutte le lingue (http://is.gd/NwLp2P), forse è giunto, per il popolo della Rete fatto però da cittadini in carne e ossa, di unire gli sforzi per portare avanti la protesta in difesa di uno dei principi cardini di ogni democrazia, il diritto cioè "di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione". Perché il comma 29 del DDL intercettazioni, infatti, potrebbe andare a colpire persino Facebook, perché sempre di "sito informatico" si tratta. Anche se ha sede negli Stati Uniti.

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