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Valentino Rossi e Fukushima: "Non credo che andrò in Giappone"

"A me non interessa sapere che ho una assicurazione che mi curerà se starò male" dice Valentino Rossi. Girare a Motegi a 107 Km dalla centrale "fuori controllo" di Fukushima non sembra una buona idea per il campione italiano. E così per la maggioranza del paddock.

Valentino Rossi incomincia a "sbilanciarsi" sempre di più verso il NO per il MotoGP di Motegi, in Giappone, vicino ai reattori nucleari in crisi di Fukushima, fissato per il prossimo ottobre. La situazione in Giappone, per quanto riguarda l'impianto nucleare distrutto dal terremoto e tsunami dell'11 Marzo è lungi dall'essere risolta. Fukushima si è però volatilizzata, come la sua nube radioattiva, dai media giapponesi e mondiali, come se non esistesse più. Il fatto più grave è che, pur con l'esistenza di Internet, per quanto riguarda certi argomenti, come quello del disastro nucleare giapponese, l'atmosfera censoria sembra peggiore di quella sovietica riguardo al disastro di Chernobyl. Nessuno sa la verità su ciò che sta accadendo in quei reattori a Fukushima e le notizie sulla reale contaminazione del territorio giapponese è attesa dalle organizzazioni indipendenti dall'inizio della crisi. Il messaggio che deve prevalere nel mondo è chiaramente "tutto bene, tutto ok" con i Giapponesi che stanno rischiando di "mangiarsi" la radioattività dei loro reattori distrutti non solo con i bovini al cesio radioattivo, ma anche con la imminente raccolta del riso, come scriveva nel suo blog da Kyoto Naoko Okada. Evidentemente per la globalizzazione comprare "necesse est, vivere non necesse", a meno che la vita non riguardi borse e multinazionali, ovviamente. Ovvio che però il "sistema" si grippa quando i media sono "costretti" a puntare nuovamente i riflettori sull'argomento. E così, come avevamo già scritto, la "cartina di tornasole" per la sicurezza nucleare del Giappone sarebbe stata proprio il MotoGP di Motegi a soli 107 Km dal disastro nucleare. Un evento planetario molto più "risonante" rispetto alle rassicurazioni di Lady Gaga a Tokyo e la presenza "eroica" dell'aidoru Justin Bieber. Valentino Rossi, pilota della Ducati, ad esempio, non sembra avere nessuna intenzione di girare a Motegi, e anche le altre star Jorge Lorenzo e Casey Stoner pare non vogliano correre sul circuito nipponico. Valentino Rossi ad Aprile, quando la Dorna, la società che gestisce il MotoGP aveva postposto al 2 ottobre la gara in Giappone diceva: "Ho sentito che Lorenzo non vuole andare, in effetti neanche io ci andrei e non ho ancora sentito nessuno che voglia andare. Bisognerebbe chiedere anche alla gente del paddock: sono tutti spaventati dalle radiazioni. Dovrebbero provarci che non ci sono rischi". Lorenzo difatti aveva già detto: "Io non andrò, sono giovane e non voglio rischiare". (http://is.gd/6kQNNG). Qualche settimana fa però la decisione ufficiale degli organizzatori che assicuravano che Motegi si farà sempre "se un altro incidente grave non di verificherà nel frattempo" con tanto di rilevazioni in loco affidate all'ARPA Emilia Romagna che scriveva: "Sulla scorta della stima di dose effettuata si può senz'altro affermare che il rischio radiologico per un individuo della popolazione nell'intervallo temporale di svolgimento del GP risulta trascurabile" (http://is.gd/4siZ1g). Che cosa faranno quindi il paddock e i piloti? Accetteranno di farsi "irradiare" ma "poco poco", per la gioia dei fan giapponesi, dando ragione alla teoria del "tutto bene e inspirate forte" o ragioneranno sul fatto che forse non è molto saggio avvicinarsi ad una centrale nucleare in crisi che ha già "eruttato" milioni di Curie? Valentino Rossi, spericolato in pista quanto con la testa sulle spalle per quanto riguarda la radioprotezione, continua a ribadire la propria posizione, anche dopo il sesto posto nel Gp della Repubblica Ceca che lo fa risalire in sella ad una Ducati che finalmente cresce. "Io ho paura di andare in un posto dove c'è una centrale nucleare fuori controllo e dove si succedono con costanza terremoti. Adesso dopo i test tornerò a casa e penserò sul da farsi, ma di certo non sono tra quelli che vogliono andare" ha detto a Brno. E tanto per essere chiari, il campione italiano, adorato dai fan giapponesi, continua a sottolineare che "la mia squadra e quelli che lavorano con me non vogliono andare". "Non ho parlato fino ad ora perchè credevo che il buonsenso prevalesse e invece ci dicono che tutto va bene" afferma Valentino Rossi, facendo capire l'antifona. E continua: "Noi non facciamo un lavoro che ci obbliga ad andare in posti pericolosi perchè aiutiamo la gente, questo non è il nostro mestiere. Noi facciamo uno spettacolo e a me non interessa sapere che ho una assicurazione che mi curerà se starò male, vorrei non correre questi rischi". Insomma, questa volta, ci sono delle ottime ragioni per fare un'eccezione che confermi la regola: the show must not go on.

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