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Strage di Ustica, prima verità: fu missile. Cossiga aveva ragione

Sulla strage di Ustica arriva la prima verità: a far precipitare il DC-9 Itavia nel 1980 e ad uccidere 81 persone (tra cui 11 bambini) fu un missile. A dirlo non i soliti "complottisti" ma una sentenza della Cassazione. Francesco Cossiga aveva ragione.

Dopo quasi 33 anni arriva la prima verità sulla strage di Ustica: ad uccidere 81 persone (77 passeggeri, tra cui 11 bambini, e quattro membri dell'equipaggio) che erano sull'aereo Dc-9 Itavia, partito da Bologna e diretto a Palermo, fu un missile. A dirlo questa volta non sono i soliti "complottisti" ma bensì una sentenza della Cassazione, che per la prima volta mette un punto fermo ad uno dei tanti misteri italiani, quello che vede come protagonista l'aereo precipitato nel mar Tirreno, in acque internazionali, tra le isole di Ponza e Ustica il 27 giugno del 1980. Fino ad oggi, ufficialmente, nessuno era stato in grado di dire con esattezza il perché quell'aereo fosse precipitato. I processi penali si sono infatti risolti in un nulla di fatto. Solo Francesco Cossiga aveva "testinomiato" nell'intervista contenuta nel documentario "Sopra e Sotto il tavolo" dei giornalista Giampiero Marrazzo e Gianluca Cerasola che "c'era un aereo francese che si mise sotto il Dc-9 Itavia e lanciò un missile per sbaglio". O più precisamente, aggiunse sempre Cossiga, all'epoca della strage di Ustica presidente del Consiglio, il missile "a risonanza e non ad impatto" fu lanciato per colpire un aereo libico che aveva a bordo Gheddafi, l'ex presidente della Libia che ora non potrà più raccontare la sua parte di verità. L'aereo, spiegò Cossiga, era dell'Aéronavale ed era decollato dalla portaerei Clemenceau, e a riferire a lui e all'allora ministro dell'Interno Giuliano Amato questi dettagli sarebbe stato un ex vertice del Sismi (i servizi segreti italiani). Francesco Cossiga avrebbe poi aggiunto che "i francesi non lo diranno mai. E se qualche giornalista insiste, chissà che non abbia un incidente d'auto", mentre nel 2009 Giampiero Marrazzo ricordava "non solo la Francia non intende rispondere, ma ha fatto sapere di essere molto seccata con il governo e con la magistratura italiana". Oggi invece il direttore dell'Avanti! commenta: "Sono felice che vi sia, una volta per tutte, una sentenza che affermi le responsabilità di chi allora doveva controllare la sicurezza dei cieli italiani.

Un ultimo passo sarà comprendere da chi sia stato sparato il missile". La Cassazione, infatti, con la sentenza 1871, depositata oggi dalla Terza sezione civile della Suprema Corte, condanna lo Stato a risarcire i familiari delle vittime per non aver garantito, con sufficienti controlli dei radar civili e militari, la sicurezza dei cieli. La Cassazione ha quindi respinto i ricorsi con i quali il Ministero della Difesa e quello dei Trasporti volevano mettere in discussione il diritto al risarcimento dei familiari di tre vittime della strage, i primi a rivolgersi al giudice civile, seguiti - dopo - da quasi tutti gli altri parenti dei passeggeri del tragico volo. La Cassazione ha infatti precisato che "è pacifico l'obbligo delle amministrazioni ricorrenti di assicurare la sicurezza dei voli" e che "è abbondantemente e congruamente motivata la tesi del missile". Inoltre, la Suprema Corte ha accolto il reclamo dei familiari delle tre vittime rinviando alla Corte di Appello di Palermo , che valuterà se possa essere concesso un risarcimento più elevato rispetto al milione e 240mila euro complessivamente liquidato ai familiari. Daria Bonfietti, presidente dell'Associazione parenti delle vittime strage di Ustica, all'agenzia LaPresse dichiara: "Non si può che essere soddisfatti per la decisione della Cassazione di confermare l'obbligo dello Stato a risarcire i parenti delle vittime di Ustica, ma adesso lo Stato deve trovare un po' di dignità e avere il coraggio di trarre le conseguenze da tutto questo: chiedere anche ad altri Paesi, coinvolti nella strage, di dire la verità. E' qualcosa che ci è dovuto, molto prima dei risarcimenti".

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