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Strage di Ustica, Stato condannato: "nascosto verità con depistaggi"

Lo Stato, precisamente il ministero dei Trasporti e quello della Difesa, è stato condannato dal Tribunale civile di Palermo a risarcire i familiari delle vittime della strage di Ustica, perché "non hanno vigilato sulla sicurezza dei voli civili e hanno nascosto la verità con i successivi depistaggi", come spiega Bonfietti, presidente dell'Associazione dei famigliari delle vittime di Ustica.

Il Tribunale civile di Palermo ha condannato lo Stato, precisamente il ministero dei Trasporti e quello della Difesa, a risarcire per 100 milioni di euro gli 81 familiari dei passeggeri che il 27 giugno 1980 persero la vita durante il volo Bologna-Palermo, su quel DC 9 Itavia che esplose sopra i cieli di Ustica. In più di 30 anni la strage di Ustica è uno dei tanti misteri italiani che sembrano destinati a rimanere tali, anche se la perseveranza dei familiari delle vittime, come di tanti giornalisti e storici, sembra tener viva la speranza di riuscire a sfondare, un giorno, quel muro di omertà e di depistaggi che spesso hanno caratterizzato le varie inchieste sul caso. La sentenza che arriva da Palermo potrebbe essere un nuovo inizio, o perlomeno un punto d'appoggio per sostenere la tesi tirata fuori nel 2007 dall'ex Presidente della Repubblica Francesco Cossica, presidente del Consiglio all'epoca della strage, e che portò all'apertura di un fascicolo alla Procura di Roma. Stando ad alcune dichiarazioni di Cossiga, l'aereo Itavia fu colpito da un missile lanciato da un caccia francese che cercava di colpire l'aereo su cui viaggiava il leader libico Muammar Gheddafi. La sentenza del Tribunale di Palermo, infatti, "sposa la tesi del missile, probabilmente di nazionalità francese" spiega l'avvocato Daniele Osnato del collegio difensivo, perché "si parla esplicitamente del famigerato 'Punto Condor', un tratto dell'aerovia militare usata dai francesi, la 'Delta Wisky' che incrocia proprio sopra il cielo di Ustica l'aerovia civile 'Ambra 13' - aggiungendo - La pericolosità di quel punto era stata più volte segnalata da piloti dei mezzi di linea". I legali, quindi, auspicano che "in concomitanza della caduta del regime di Gheddafi, la nazione sia direttamente informata del contenuto degli archivi dei servizi segreti libici nei quali si ha ragione di ritenere che siano contenuti ulteriori documentazioni rilevanti sul fatto. E ciò consentendosi un accesso diretto da parte dell'Italia senza alcuna manomissione". I legali del collegio difensivo sottolineano inoltre che questa sentenza "contiene caratteri innovativi anche per quanto riguarda la quantificazione del danno - spiegando - Il giudice ritiene che le prescrizioni sul piano penale per i circa 50 militari indagati non possono essere trasferite sul piano civile e la sentenza condanna i due ministeri secondo il principio della 'immedesimazione organica', e cioè la responsabilità civile dei militari ricade sugli organi dello Stato da cui dipendevano". La sentenza del giudice Paola Protopisani, infatti, sembra (le motovazioni non sono state ancora depositate, ma saranno rese note nei prossmi giorni) condannare il ministero dei Trasporti e quello della Difesa non solo per non aver garantito la sicurezza del volo ma anche, e soprattutto, per "omissioni, negligenze" e depistaggi che pare abbiano contribuito ad occultare la verità, in questi anni, sulla strage di Ustica. Daria Bonfietti, presidente dell'Associazione dei famigliari delle vittime di Ustica, precisa che quindi "oggi viene ribadito che l'aereo è stato abbattuto in un episodio di guerra aerea, e vengono ribadite le responsabilità dei due ministeri anche in campo civile: non hanno vigilato sulla sicurezza dei voli civili e hanno nascosto la verità con i successivi depistaggi - concludendo - Questa sentenza dovrebbe convincere il nostro governo a premere seriamente sugli Stati coinvolti nella battaglia di Ustica, affinché rispondano finalmente e in modo completo alle rogatorie internazionali. E consentano di arrivare finalmente, dopo 31 anni, a scoprire chi e come ha abbattuto quell'aereo".

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