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Università Bologna: chi protesta sostituito con un altro precario

Alcuni ricercatori dell'Università di Bologna stanno manifestando contro la riforma Gelmini, bloccando come atto di protesta anche la didattica. Il Senato accademico ha quindi deciso che chi non rietrerà nei ranghi sarà sostituito da altri precari, scatenando così una guerra tra i poveri.

Alcuni ricercatori dell'Università di Bologna stanno manifestando contro la riforma Gelmini, bloccando come atto di protesta anche la didattica. Il Senato accademico ha quindi deciso che chi non rietrerà nei ranghi sarà sostituito da altri precari, cioé con docenti a contratto, scatenando così una guerra tra i poveri.
Ai ricercatori di tutte le facoltà dell'Università di Bologna il Senato accademico farà pervenire infatti tale comunicazione, che riassiumiano nei punti salienti: "Cari colleghi sono a chiedervi di confermare o meno la vostra disponibilità a garantire l'avvio delle attività didattiche che rappresentano un dovere dell'Ateneo nei confronti degli studenti e delle famiglie le quali, al pari nostro, stanno fronteggiando momenti di profonda crisi economica e sociale. Vi chiedo pertanto di restituirmi, debitamente compilata e sottoscritta, la dichiarazione allegata alla presente, entro le ore 13:00 di venerdì 17 settembre. In assenza della dichiarazione allegata entro il termine indicato, ovvero in caso di dichiarazioni di indisponibilità a svolgere l'attività didattica la Facoltà dovrà individuare modalità alternative di copertura degli insegnamenti, al fine di assicurare l'avvio delle lezioni".
Alessandro Pignatiello, coordinatore della segreteria nazionale del PdCI-FdS, fa sapere, come si legge sull'agenzia di stampa Agi, che questa è una "cosa oscena" perché "la protesta è il sale della democrazia, la repressione e questo tipo di atti fuori da ogni regola rappresentano una vergogna, tipica di questi nostri tristi e brutti tempi".
Alcuni anziani in rete ricordano che nel 1931 vi è stato un'altro tipo di out-out per poter insegnare, non certo paragonabile a questo tipo di iniziativa, che comportava l'esclusione dei professori dall'insegnamento nelle Università.
Allora solo 12 su oltre 1.100 docenti rimasero fermi sulle proprie posizioni. Ed è di loro che la storia si ricorda.

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