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Ricercatori "fannulloni": le rete risponde al Rettore

Terribile destino essere ricercatori in Italia. Non solo relegati ai margini della ricerca "che conta", precarizzati da ogni governo in sella, ma ora anche bollati col marchio d'infamia "fannulloni", che fa rima anche con il sempiterno "bamboccioni".

Terribile destino essere ricercatori in Italia. Non solo relegati ai margini della ricerca "che conta", precarizzati da ogni governo in sella, ma ora anche bollati col marchio d'infamia di "fannulloni", che fa rima (e magari in molti casi coincide) anche con il sempiterno "bamboccioni".
"Non credo che noi non siamo corresponsabili riguardo ai provvedimenti sull'università da parte dei governi di centrodestra e di centrosinistra" dice al Messaggero del 5 luglio il Rettore della Sapienza Luigi Frati. La colpa ricadrebbe infatti sui fannulloni che sono in gran parte, almeno parrebbe dalle parole del Rettore, i ricercatori. "Il 30% dei ricercatori della facoltà di Giurisprudenza non ha prodotto nulla nell'ambito della ricerca scientifica e in generale alla Sapienza il 10% dei ricercatori non ha prodotto nulla in 10 anni. Queste persone vanno cacciate dall'università". Ha continuato il Rettore della Sapienza.
A tali durissime dichiarazioni, i ricercatori non ci stanno e si preparano ad un "autunno caldo". La Rete 29 Aprile dei ricercatori italiani comunica infatti che "ritiene inaccettabile e fuorviante individuare in alcuni ricercatori "fannulloni" all'interno dell'Università italiana (e della Sapienza in particolare) la responsabilità e la causa dei recenti disegni di legge e provvedimenti governativi volti allo smantellamento dell'Università pubblica, e spera vivamente che si tratti di un fraintendimento. Si tratterebbe, in caso contrario, di un atto che darebbe bene il senso del profondo imbarazzo in cui i vertici dell'Università italiana sono caduti, messi a confronto tra la pratica consuetudinaria di utilizzare i ricercatori come un'utile forza lavoro per dilatare corsi di laurea e insegnamenti, e la lettera della legge che prevede per i ricercatori solo attività di didattica integrativa dei corsi principali".

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