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Unesco persevera: nuova risoluzione con luoghi sacri scritti solo in musulmano

Dopo la risoluzione di qualche giorno fa, l'Unesco persevera e approva un nuovo documento dove ancora una volta si fa riferimento ai luoghi sacri di Gerusalemme con la sola denominazione musulmana.

Dopo la risoluzione di qualche giorno fa, l'Unesco persevera nel approvare documenti che più che negare il legame millenario tra gli ebrei e i luoghi sacri di Gerusalemme (nella stessa si precisa che i siti detengono importanza religiosa per l'Ebraismo, il Cristianesimo e l'Islam) crea una ulteriore frattura con il mondo arabo.

Pochi giorni fa l'Unesco ha approvato infatti, con l'astensione dell'Italia, una risoluzione dal titolo "Palestina occupata" nella quale si indica Israele come "un potere occupante", condanna "le crescenti aggressioni di Israele, in particolare degli estremisti di destra", disapprova "le restrizioni imposte da Israele all'accesso ai luoghi sacri", si rammarica "per il rifiuto di Israele di concedere i visti agli esperti dell'Unesco" e si duole "per i danni causati dalle Forze armate israeliane". Inoltre, la risoluzione denuncia "con forza il blocco israeliano della Striscia di Gaza e l'intollerabile numero di vittime tra i bambini palestinesi".

Ma a far maggior scalpore il fatto che, nella stessa risoluzione, i luoghi sacri di Gerusalemme vengono nominati solo con i termini in arabo. E così il Monte del Tempio degli ebrei viene citato solo come 'Al Haram al Sharif' (Spianata delle Moschee), ed il Muro del Pianto diventa solo Muro Occidentale (Kotel).

Incuranti delle polemiche, il Comitato del patrimonio mondiale dell'Unesco questa mattina approva una nuova risoluzione praticamente simile alla precedente, dove ancora una volta si fa riferimento ai luoghi sacri di Gerusalemme con la sola denominazione musulmana. Stavolta il voto è avvenuto a scrutinio segreto (10 a favore, 2 astenuti e 8 contrari) e gli attuali 21 membri del comitato sono: Angola, Azerbaigian, Burkina Faso, Croazia, Cuba, Finlandia, Indonesia, Giamaica, Kazakistan, Kuwait, Libano, Perù, Filippine, Polonia, Portogallo, Repubblica di Corea, Tanzania, Tunisia, Turchia, Vietnam, Zimbabwe.

© riproduzione riservata | online: | update: 26/10/2016

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