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Lega sì ma coi Maroni. Bossi a Berlusconi: fai cadere governo infame

Gli organizzatori della manifestazione del Carroccio parlano di circa 70mila leghisti in piazza a Milano, scesi per ascoltare il leader Umberto Bossi ma anche (e soprattutto?) Roberto Maroni, sempre più amato dalla base. E dal palco il Senatur lancia l'aut aut a Silvio Berlusconi.

Il popolo della Lega Nord che si è radunato a Milano, sotto il palco di Piazza Duomo, per la manifestazione contro il governo Monti, era tutto con Roberto Maroni. Oltre al nome di Umberto Bossi, è stato quello dell'ex capo del Viminale il più evocato, e tanta è stata la delusione della piazza quando si è resa conto che il Senatur non avrebbe passato il microfono a Maroni. Roberto Maroni sembra essere sempre di più il predestinato alla futura guida della Lega Nord, e la vittoria su Reguzzoni (a cui a Milano non ha stretto la mano) non ha fatto altro che rafforzare la sua ala. L'incantesimo del "cerchio magico" sembra cominciare a non fare più effetto, e nella base il vento di cambiamento sembra cominciare a spirare sempre più forte. "Lega sì, ma co...i Maroni" si legge in un cartello di un militante, e il fatto che Bossi abbia deciso di chiudere il suo intervento senza lasciare la parola all'ex ministro dell'Interno mentre la folla lo acclamava viene da qualcuno interpretato come il timore del nuovo (si fa per dire) che avanza. Roberto Maroni sembra percepirlo, e come un innamorato a cui è stato impedito di salutare l'amata non lascia passare 24 ore per mandare un messaggio al suo popolo. Su Facebook Roberto Maroni scrive: "Una folla immensa ha invaso la nostra Milano. Un popolo di barbari sognatori. Vorrei ringraziarvi uno per uno, tutti, ognuno di voi. Il mio pensiero va alle/ai militanti che si sono alzati a notte fonda per essere in piazza uniti più che mai - aggiungendo - Grazie, grazie. Mi è dispiaciuto molto non poter parlare per salutarvi e condividere con voi queste sensazioni". Cosa avrebbe detto Maroni sul palco non è dato saperlo, anche se a margine dell'evento specifica di apprezzare la Lega "delle passioni, del tutti uniti", mentre cosa avrebbe detto Bossi era dai più facilmente immaginabile. Oltre ai classici insulti verso Roma, aver invocato una Padania libera e dopo aver invitato "gentilmente" Mario Monti ad andarsene ("fuori dai coglioni!"), il leader del Carroccio si rivolge direttamente a Silvio Berlusconi (basta il nome per scatenare i fischi dei leghisti) a cui dà "un suggerimento": "La Lega ti chiede di far cadere questo governo infame o non riuscirà a tenere in piedi il governo della Lombardia, dove ne stanno arrestando uno al giorno - minaccia Bossi - A Berlusconi dico: non è possibile pretendere di parlare con noi e contemporaneamente sostenere il governo Monti". La folla esulta mentre Umberto Bossi continua con un "caro Berlusconi, non tenere il piede in due scarpe, non ci piace chi lo fa", cercando poi di placarla ricordando loro che non è neanche il caso che "Berlusconi e il PD si mettano d'accordo per fare una legge elettorale" che faccia fuori la Lega Nord. Ma intanto, minaccia di correre alle prossime amministrative da sola perché, afferma Bossi, "abbiamo la forza per farlo e vincere".

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