le notizie che fanno testo, dal 2010

Bossi indagato, per "paghette" ai figli. Maroni: era in buona fede

Nell'inchiesta Belsito viene indagato anche Umberto Bossi per truffa ai danni dello Stato, mentre ai figli Renzo e Riccardo è stato consegnato un avviso di garanzia per appropriazione indebita in relazione ai conti personali che sarebbero stati saldati con il denaro del Lega Nord, ottenuto dai rimborsi elettrali.

"Per faccendieri, ladri e ciarlatani non c'è posto nella Lega del futuro" tuona dalle pagine di Facebook Roberto Maroni, proprio mentre filtrano le prime notizie che Umberto Bossi è indagato dalla Procura di Milano per truffa ai danni dello Stato, mentre ai figli Renzo e Riccardo è stato invece consegnato un avviso di garanzia per appropriazione indebita in relazione ai conti personali che sarebbero stati saldati con il denaro del Carroccio. Fino a tale momento, l'unico indagato in merito all'inchiesta era invece solo l'ex-tesoriere Francesco Belsito.
Maroni però sembra mettere la mano sul fuoco sul Senatur, visto che in un secondo momento ricorda di conoscere "Bossi da una vita" e che quindi si dice "ultracerto della sua totale buona fede". Anche Roberto Calderoli parla di "un atto dovuto" della magistratura perché, assicura, ha visto "dare da Bossi alla Lega tutta la sua intelligenza, tutto il suo genio politico, tutte quelle che erano le sue risorse, anche economiche, tutte le sue energie, al punto di essere arrivato ad un passo dalla morte".
Per la procura di Milano la truffa ai danni dello Stato contestata a Bossi è legata ai 18 milioni di rimborsi elettorali ottenuti dal movimento nell'agosto del 2011, sulla base però di un rendiconto che i magistrati ritengono falso, almeno in parte, e che avrebbe in calce la firma del Senatur.
Anche Matteo Salvini, eurodeputato della Lega Nord, difende Umberto Bossi, e intervenendo ad "Otto e Mezzo" di Lilli Gruber spiega che "il legale rappresentante del partito quando firma i rimborsi non penso vada a guardare come vengono usati" assicurando che "se lui, io o qualunque altro militante della Lega avessimo saputo che quei soldi finivano nella paghetta di Renzo o di Riccardo, prima dei magistrati ci saremmo stati noi a partire con i calci nel sedere".
L'idea della Procura, invece, sembra essere quella che i figli di Umberto Bossi percepissero una sorta di "paghetta" di 5mila euro mensili, oltre ad eventuali altre spese, elargita con i soldi dei rimborsi elettorali della Lega Nord, versati dall'ex tesoriere Francesco Belsito ma di cui Umberto Bossi sarebbe stato a conoscenza, almeno secondo l'accusa.
Per il momento, nei confronti di Bossi non sussiste invece alcuna contestazione che riguardi presunte spese personali. Salvini quindi aggiunge: "Che si faccia chiarezza in casa di tutti i partiti, perchè se vale per Bossi il principio del 'non poteva non sapere', attendiamo perquisizioni in casa di Bersani, di Berlusconi, di Di Pietro, di Vendola e di Fini".
Sembra invece non voler far sconti a nessuno Luca Zaia, presidente della Regione Veneto, che commenta: "Se la magistratura accerterà responsabilità chi ha sbagliato dovrà pagare - precisando - Ho sempre avuto ed ho estrema fiducia nella magistratura, che è l'unica titolata a celebrare i processi e quindi a verificare ed accertare la verità all'interno delle uniche sedi deputate, ovvero i tribunali".

• DALLA PRIMAPAGINA:

• POTREBBE INTERESSARTI:

• LE ALTRE NOTIZIE: