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Crisi Ucraina: crollo in Borsa ma sale prezzo grano, orzo, mais. E petrolio

Mentre le Borse crollano, con Piazza Affari che termina con il peggior risultato tra i listini dell'Europa, gli effetti della crisi Ucraina si sono fatti sentire sul mercato delle materie prime agricole, dove sono schizzati i prezzi di grano, orzo e mais. Anche il prezzo del petrolio vola, a 104,69 dollari al barile.

Il governatore della BCE (Banca centrale europea) Mario Draghi avverte che l'Italia e l'Europa dovrà "guardare alla situazione ucraina con grande attenzione, consapevoli che non c'è solo l'aspetto strettamente finanziario ma una questione geopolitica più ampia che può avere un impatto economico". Ed infatti, oggi tutte le borse europee chiudono in rosso, con Piazza Affari che termina con il peggior risultato tra i listini del Vecchio Continente. Anche l'indice Micex della Borsa di Mosca chiude in calo del 10,8% a 1.288,81 punti, a causa dei timori di una possibile escalation della crisi in Ucraina. Sale invece il prezzo del petrolio, che arriva 104,69 dollari al barile. E anche se Draghi assicura che "i legami strettamente finanziari UE-Ucraina sono limitati", la Russia ha già messo un embargo sull'import di carne di maiale dall'Unione Europea. Come rivela la Coldiretti, Mosca ha infatti chiuso le frontiere, spiegando però che la decisione è stata presa dopo i casi di peste suina africana riscontrata in cinghiali in Lituania, Polonia e in Bielorussia. Sempre la Coldiretti avverte che oltre al grano, schizza anche il prezzo di orzo e mais per effetto delle tensioni in Ucraina. Oltre che sulle borse, gli effetti della crisi Ucraina si sono fatti sentire anche sul mercato delle materie prime agricole per la produzione di pane, birra ed anche mangimi per l'allevamento, come dimostra l'andamento delle quotazioni al Chicago Board of trade di grano, e mais. La Coldiretti evidenzia inoltre che "nel lungo periodo le attuali tensioni rischiano di far saltare la creazione in Russia, Ucraina e Kazakistan del Comitato cerealicolo del Mar Nero con l'obiettivo di aumentare la quota di questi Paesi nell'esportazione mondiale dei cereali dall'attuale 20 per cento al 30 per cento, grazie non solo a un nuovo istituto di coordinamento, d'informazione che segue la situazione al mercato di cereali, ma anche una struttura logistica più moderna e più competitiva".

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