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USB: accordo Cgil, Cisl, Uil, Confindustria è "orrendo", regole "pro domo sua"

Anche se Susanna Camusso definisce "storica" l'intesa sulla rappresentanza e la democrazia sindacale siglato da CGIL, CISL, UIL e Confindustria, non la pensa così l'USB (Unione sindacale di base), che trova l'accordo non solo "orrendo" ma atto ad "evitare che sia una legge a stabilire regole certe per tutti, non scritte 'pro domo sua' da chi ha tutto l'interesse a garantirsi ancora e per sempre il monopolio della rappresentanza sindacale".

Anche se Susanna Camusso definisce come "storico" l'accordo sulla rappresentanza e la democrazia sindacale siglato da CGIL, CISL, UIL e Confindustria, non tutti i sindacati sembrano pensarla alla stessa maniera. Tra questi, la USB (Unione sindacale di base) che in un editoriale condivide il pensiero di chi vede questo Patto sulla Rappresentanza nei luoghi di lavoro come un "governissimo sindacale", poiché questo è una definizione "adatta a definire la volontà delle parti sottoscrittrici di escludere qualsiasi altro soggetto dalla rappresentanza del mondo del lavoro e di costituire un blocco di potere da proteggere da ogni eventuale incursione del conflitto, mettendo assieme in una innaturale alleanza padroni/lavoratori in un 'Patto tra i produttori' utile solo a garantire pace sociale di fronte ai sempre più avanzati processi di riorganizzazione produttiva".

L'USB fa immediatamente notare che il primo ostacolo da superare è proprio l'ottenere i requisiti per partecipare alla contrattazione nazionale di categoria, visto che potranno farlo solo "quelle organizzazioni, aderenti alle confederazioni firmatarie dell'accordo". In altre parole, sottolinea l'USB, "o sottoscrivi o neanche partecipi". La soglia fissata nell'accordo è "il 5% degli iscritti e il 5% dei voti alle RSU" ma "nel settore privato non a tutte le organizzazioni sindacali" tra cui l'USB "è consentito ottenere dalle aziende il diritto alle ritenute sindacali in busta paga". L'USB opera infatti il tesseramento attraverso strumenti non riconosciuti dall'accordo.

Per quanto riguarda il punto dell'esigibilità degli accordi, l'USB sottolinea: "Ogni organizzazione firmataria del Patto dovrà garantire il pieno rispetto di tutti i suoi contenuti e quindi qualunque organizzazione sindacale abbia intenzione di partecipare alle RSU, e per farlo dovrà sottoscrivere l'accordo, acconsentirà automaticamente all'auto limitazione della propria autonomia di giudizio sull'accordo raggiunto e quindi ad intraprendere eventuali iniziative di lotta per contrastarlo, pena l'applicazione delle sanzioni stabilite dalle categorie (ovviamente di CGIL CISL e UIL)".

L'USB riflette quindi sul fatto che "è altamente probabile che questo continuo rimando alle categorie sia il tributo che la CGIL ha dovuto pagare per avere il placet anche della FIOM che condividendo alla fine questo orrendo accordo, si garantisce il rientro in pompa magna tra gli attori sindacali 'graditi' ai padroni e volta pagina rispetto al tanto sbandierato conflitto, molto spesso evocato, quasi sempre affidato alla magistratura". L'Unione sindacale di base precisa quindi come sia "evidente che questo accordo cerca di evitare che sia una legge a stabilire regole certe per tutti, non scritte 'pro domo sua' da chi ha tutto l'interesse a garantirsi ancora e per sempre il monopolio della rappresentanza sindacale, per definire un quadro che rispetti la Costituzione italiana e le sue previsioni in tema di libertà sindacale - aggiungendo - La cosa più grave è che questo accordo prescinde totalmente dal concetto delle garanzie e delle libertà democratiche per le lavoratrici e i lavoratori nei luoghi di lavoro e ancora una volta affronta il problema delle regole della rappresentanza unicamente dal punto di vista delle organizzazioni. Lo tsunami che ha travolto la politica evidentemente non è stato sufficiente a far capire a Camusso, Angeletti, Bonanni, Landini e Squinzi che non è più tollerabile la privatizzazione della democrazia e della rappresentanza, sia essa politica o sindacale".

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