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UIL: Meriam Yeilah Ibrahim deve vivere, e cita IV Sura del Corano

Anche la UIL si muove in difesa di Meriam Yeilah Ibrahim, giovane madre cristiana, incinta all'ottavo mese, condannata a morte per impiccagione perché ritenuta colpevole di apostasia e adulterio. La UIL chiede quindi al governo del Sudan di salvare dalla morte Meriam e di agire nei confronti di tutte le donne senza alcun pregiudizio come indicato nella IV Sura (An-Nisa – Ledonne) del Corano.

Si muove in difesa di Meriam Yeilah Ibrahim anche la UIL, che invita tutte le iscritte e gli iscritti ad aderire alla raccolta di firme promossa da diversi enti e dal quotidiano Avvenire per strappare la donna alla sorte iniqua che le è stata riservata. Meriam Yeilah Ibrahim è una giovane madre cristiana, incinta all'ottavo mese, condannata a morte per impiccagione perché ritenuta colpevole di apostasia e adulterio. La Uil, attraverso una nota di Maria Pia Mannino del coordinamento PO e Politiche di genere, chiede quindi al governo del Sudan di salvare dalla morte Meriam e di agire nei confronti di tutte le donne senza alcun pregiudizio come indicato nella IV Sura (An-Nisa – Ledonne) del Corano dove agli uomini viene detto, sottolinea il sidacato: "Comportatevi verso di loro convenientemente. Se provate avversione nei loro confronti, può darsi che abbiate avversione per qualcosa in cui Allah ha riposto un grande bene". La Uil chiede infine "a tutte le forze politiche e sociali di impegnarsi nei confronti del governo del Sudan affinché venga rispettato il diritto di tutti alla libertà di religione, compreso il diritto di ciascuno a cambiare la propria fede o le proprie credenze sancito, peraltro, dal diritto internazionale e dalla stessa Costituzione ad interim sudanese, del 2005. Matteo Renzi oggi ha promesso che "l'Italia farà sentire la sua voce anche nelle sedi diplomatiche" affinché Meriam possa vivere.

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