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UE a Italia: scatta procedura infrazione per ritardi pagamenti della PA

La Commissione UE annuncia che è partita la procedura di infrazione nei confronti dell'Italia per i ritardi dei pagamenti della pubblica amministrazione nei confronti delle imprese. L'Italia avrà 5 settimane di tempo per rispondere alla contestazioni, prima della definitiva messa in mora e delle conseguenti sanzioni.

Il vice presidente della Commissione UE Antonio Tajani ha annunciato che è partita, il 3 febbraio, la procedura di infrazione nei confronti dell'Italia per i ritardi dei pagamenti della pubblica amministrazione nei confronti delle imprese. Prima della definitiva messa in mora, l'Italia avrà 5 settimane di tempo per rispondere alla contestazioni. Se all'UE, però, le spiegazioni fornite dall'Italia non soddisferanno, scatterà la messa in mora, con le dovute sanzioni. Tajani, in conferenza stampa, sottolinea come abbia aspettato "un anno e un mese" dal precedente richiamo ma che purtroppo in Italia "la situazione anziché migliorare è addirittura peggiorata" visto che "in nessun altro paese UE i rapporti degli advisor sono stati così negativi". Presente in conferenza stampa anche l'Ance (Associazione Nazionale costruttori edili), il cui presidente, Paolo Buzzetti, spiega come sia stato fatto "qualche passo avanti sul pagamento del debito pregresso, anche se mancano ancora 10 miliardi di debiti. - chiarendo - Ma la situazione resta grave, l'82% delle imprese di costruzione continua a far registrare ritardi e i tempi sono sempre più lunghi, siamo arrivati a 146 giorni oltre il limite di 60 giorni imposto dalla direttiva. La preoccupazione è che la situazione possa peggiorare ancora se non si riforma strutturalmente il patto di stabilità interno". Critica verso i ritardi dei pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni è anche Assobiomedica, denunciando come "si sono ridotti di appena 65 giorni i tempi medi di pagamento di Asl e Ao, passando dai 276 giorni di ritardo di dicembre 2012 ai 211 giorni di fine 2013". Stefano Rimondi, Presidente di Assobiomedica, sottolinea: "L'interesse e l'attenzione mostrati dal Governo nei mesi scorsi nei confronti delle imprese facevano ben sperare in una boccata d'ossigeno, soprattutto per settori, come il nostro, che hanno come principale cliente lo Stato. Ci dispiace constatare che è stato fatto troppo poco per un'industria che, tra l'altro, annovera tra i territori a maggiore concentrazione produttiva proprio quelli in cui un anno e mezzo fa è avvenuto il terremoto dell'Emilia, area in cui comunque le imprese hanno scelto di restare. Ci auguriamo che questa scelta venga apprezzata e venga disposta quanto prima una nuova importante tranche di pagamenti per saldare definitivamente il pregresso".

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