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Scontri in piazza contro Europa. Il discorso profetico di Papa Wojtyla

La manifestazione indetta dalla Confederazione Europea dei Sindacati per protestare contro le politiche di austerity dell'Europa si è trasformata, da Roma a Milano, in uno scontro non tanto tra polizia a cittadini, ma tra poveri. Dieci anni fa il discorso "profetico" di Papa Giovanni Paolo II davanti Montecitorio.

Il 14 novembre del 2002 Papa Giovanni Paolo II davanti al Parlamento sottolineava che "un'Italia fiduciosa di sé e internamente coesa costituisce una grande ricchezza per le altre Nazioni d'Europa e del mondo", e spiegava di coltivare "la fiducia che, anche per merito dell'Italia, alle nuove fondamenta della 'casa comune' europea non manchi il 'cemento' di quella straordinaria eredità religiosa, culturale e civile che ha reso grande l'Europa nei secoli". Esattamente a dieci anni di distanza, l'Italia, unita al resto dell'Europa, è scesa in piazza perché da quando ha parlato il Papa davanti a Montecitorio la situazione, già allora abbastanza critica, è notevolmente peggiorata. A Roma, Milano, Torino e in tante altre città d'Italia, le tensione sociale è esplosa, e la manifestazione pacifica chiamata dal CES (Confederazione Europea dei Sindacati) si è trasformata in uno scontro non tanto tra polizia a cittadini, ma tra poveri. E questo perché, come diceva "profeticamente" Giovanni Paolo II nel suo discorso davanti Montecitorio, "è necessario stare in guardia da una visione del Continente che ne consideri soltanto gli aspetti economici e politici o che indulga in modo acritico a modelli di vita ispirati ad un consumismo indifferente ai valori dello spirito", chiarendo: "Se si vuole dare durevole stabilità alla nuova unità europea, è necessario impegnarsi perché essa poggi su quei fondamenti etici che ne furono un tempo alla base, facendo al tempo stesso spazio alla ricchezza e alla diversità delle culture e delle tradizioni che caratterizzano le singole nazioni".

Pier Luigi Bersani, nel corso del confronto tra i candidati alle primarie del centrosinistra, ha affermato di sentirsi ispirato proprio a "Papa Giovanni", eppure finora le parole di Wojtyla sembrano essere cadute nel vuoto. Parole rievocate anche oggi, in occasione del decennale di quella storica visita (Giovanni Paolo II fu il primo Papa a visitare Montecitorio), anche dal cardinal Tarcisio Bertone, che ricorda come sia necessario in questo "contesto sociale reso più arduo dalle conseguenze della crisi economica allora già avvertita, attingere dalla linfa vitale del cristianesimo, che anima l'identità sociale e culturale dell'Italia e la sua missione in Europa e nel mondo", e questo perché tale "patrimonio spirituale ed etico può sempre offrire, anche nei momenti difficili, risorse adeguate per il rinnovamento delle coscienze e per il concorde orientamento al bene comune, innanzitutto da parte di coloro che sono chiamati a far parte di codesto Parlamento".

Questo Parlamento, invece, parla di austerità e sacrifici, dimentica diritti e doveri, e lascia l'Italia letteralmente allo sbando, in nome di una Europa che dovrebbe contribuire a costruire e non a cui deve soggiacere. Se sale l'insofferenza, soprattutto verso le Istituzioni, è perché l'Italia è rimasta sorda all'impegno di "continuare ad offrire al mondo il fondamentale messaggio secondo cui, al centro di ogni giusto ordine civile, deve esservi il rispetto per l'uomo, per la sua dignità e per i suoi inalienabili diritti", come rammentava Papa Giovanni Paolo II. Papa Wojtyla precisava infatti che l'attività politica (e dei politici) "si qualifica in tutta la sua nobiltà nella misura in cui si rivela mossa da un autentico spirito di servizio ai cittadini" perché, appunto, "la comunità politica esiste (...) in funzione di quel bene comune nel quale essa trova significato e piena giustificazione e dal quale ricava il suo ordinamento giuridico, originario e proprio" (Gaudium et spes, 74).

Papa Giovanni Paolo II metteva quindi in guardia dal "rischio dell'alleanza fra democrazia e relativismo etico, che toglie alla convivenza civile ogni sicuro punto di riferimento morale e la priva, più radicalmente, del riconoscimento della verità", proseguendo: "Se non esiste nessuna verità ultima che guidi e orienti l'azione politica, annotavo in un'altra Lettera enciclica, la Centesimus annus, 'le idee e le convinzioni possono essere facilmente strumentalizzate per fini di potere. Una democrazia senza valori si converte facilmente in un totalitarismo aperto oppure subdolo, come dimostra la storia".
Già 10 anni fa il Papa non sottaceva poi "un'altra grave minaccia che pesa sul futuro di questo Paese, condizionando già oggi la sua vita e le sue possibilità di sviluppo" e cioè "la crisi delle nascite, al declino demografico e all'invecchiamento della popolazione", aggiungendo: "La cruda evidenza delle cifre costringe a prendere atto dei problemi umani, sociali ed economici che questa crisi inevitabilmente porrà all'Italia nei prossimi decenni, ma soprattutto stimola - anzi, oso dire, obbliga - i cittadini ad un impegno responsabile e convergente, per favorire una netta inversione di tendenza".

Ma non solo. Oltre al problema delle carceri, Giovanni Paolo II ricordava che "l'uomo vive di un'esistenza autenticamente umana grazie alla cultura. E' mediante la cultura che l'uomo diventa più uomo, accede più intensamente all'essere che gli è proprio. E' chiaro, peraltro, all'occhio del saggio che l'uomo conta come uomo per ciò che è più che per ciò che ha. Il valore umano della persona è in diretta ed essenziale relazione con l'essere, non con l'avere. Proprio per questo una Nazione sollecita del proprio futuro favorisce lo sviluppo della scuola in un sano clima di libertà, e non lesina gli sforzi per migliorarne la qualità, in stretta connessione con le famiglie e con tutte le componenti sociali, così come del resto avviene nella maggior parte dei Paesi europei".
Infine, Papa Wojtyla evidenziava la "grave crisi dell'occupazione soprattutto giovanile e le molte povertà, miserie ed emarginazioni, antiche e nuove, che affliggono numerose persone e famiglie italiane o immigrate in questo Paese".
Se da allora l'Italia si fosse mossa verso quel "bene comune" così ben descritto da Papa Giovanni Paolo II e a cui si ispirerebbe il leader del PD che oggi mira a governare il Paese, l'Europa sarebbe unita non dall'austerità ma dal "rispetto per l'uomo". Quello che è mancato anche oggi in piazza.

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