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Europee 2014: Italia in controtendenza. Larghe intese al Parlamento UE?

L'Italia, almeno quella che è andata a votare, sembra voler continuare a dare fiducia all'Europa nonostante la crisi economica che l'attanaglia, non trovando probabilmente nei partiti euroscettici una valida alternativa politica da mandare in sede UE. Le larghe intese sembrano destinate ad essere esportate anche nel Parlamento europeo, grazie anche ai risultati ottenuti dal PD.

"Va dato atto a Matteo Renzi di aver chiuso il capitolo della Seconda Repubblica, invertendo una tendenza storica che ci vedeva sempre come il fanalino di coda in Europa. Ora l’Italia è uno dei paesi più affidabili: il risultato delle elezioni ci fa dire a testa alta che abbiamo brillantemente sventato la deriva populista che ha sconvolto altri paesi e che la credibilità delle prospettive che offre il Partito democratico è stata premiata. Tutto questo produrrà grandi benefici. Gli investitori internazionali, che già ci guardavano con interesse, potranno puntare sui nostri titoli, scommettendo sul rilancio del paese. Questo è quello che conta di più in questo momento per il nostro futuro" afferma in una nota il democratico Francesco Boccia, commentando il risultato delle elezioni europee 2014 che ha visto il PD arrivare al 40,8% contro un deludente MoVimento 5 Stelle che si ferma al 21,1%.

L'Italia, almeno quella che è andata a votare, sembra infatti voler continuare a dare fiducia all'Europa nonostante la crisi economica che l'attanaglia, non trovando probabilmente nei partiti euroscettici una valida alternativa politica da mandare in sede UE. Discorso diverso, invece, in Grecia, Francia e Gran Bretagna, dove le urne hanno punito i partiti "tradizionalisti". In Francia e Gran Bretagna, rispettivamente il Front National di Marine Le Pen e l'Ukip di Nigel Farage si affermano infatti come primo partito, risultati mai raggiunti nella loro storia, scalzando Ump e Ps da una parte, e Laburisti e Conservatori dall'altra. Marine Le Pen, secondo le stime UE, sarebbe al primo posto con il 25,4% dei consensi, seguiti dai gollisti dell'Ump al 21%. In netto calo i socialisti del presidente Hollande, poco sopra il 14%, per quello che è il peggior risultato di sempre. Secondo le prime proiezioni anche il movimento antieuropeo inglese dell'Ukip sarebbe in testa con il 29,7%, seguito dai Labour al 29,6% ed infine dai Tories del premier David Cameron con il 20,4%. Ottimi risultati anche per Alexis Tsipras, con il partito Syriza primo in Grecia con il 26% delle preferenze.

I 751 seggi del Parlamento europeo saranno quindi ripartiti tra il Ppe, intorno alle 212 poltrone (in netto calo rispetto alle 274 di cinque anni fa), e il Pse a circa 186. Sarà pero il PD a conquistare i maggiori seggi di S&D, superando anche la Spd tedesca (rispettivamente 31 a 27). Jean-Claude Juncker del Ppe rivendica la presidenza del Parlamento europeo, ma il candidato dei socialisti Martin Schulz anticipa: "Se vuole parlare con noi è benvenuto. Anch'io prenderò l'iniziativa per formare una maggioranza. Basta con questa strategia basata sul calcolo matematico, è ora di iniziare col calcolo della politica". Le larghe intese sembrano quindi destinate ad essere esportate anche nel Parlamento europeo, grazie anche ai risultati ottenuti dal PD.

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