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Europa boccia legge di stabilità 2014: no bonus UE per investimenti

Nonostante sia considerato in Europa con le "palle d'acciaio", Enrico Letta non sembra essere riuscito a convincere l'UE che la legge di stabilità 2014 farà ripartire la crescita in Italia. La Commissione UE teme che l'Italia sforerà il tetto del 3% e così viene deciso che non il governo non potrà avvalersi della clausola che esclude la spesa per investimenti dal calcolo del rapporto deficit/Pil.

A quanto pare, non sembrano bastare le "palle d'acciaio" di Enrico Letta per far concedere all'Italia quel bonus UE che forse avrebbe dato maggior respiro all'economia nostrana. La Commissione europea, infatti, boccia la legge di stabilità 2014, anche se al ministro delll'Economia Fabrizio Saccommani questo termine non piace. Fatto sta che la Commissione UE sottolinea come ci sia "il rischio che la bozza della legge di stabilità per il 2014 non rispetti il Patto di Stabilità e crescita", precisando che "in particolare il parametro per la riduzione del debito nel 2014 non è rispettato". Per questo motivo, l'Europa decide che nel 2014 l'Italia non potrà avvalersi della clausola che esclude la spesa per investimenti dal calcolo del rapporto deficit/Pil. Per la Commissione europea, infatti, il debito italiano "non si è evoluto in modo favorevole", calcolando che il prossimo anno il rapporto debito/Pil si attesterà infatti al 134%, maggiore quindi di più di un punto percentuale rispetto alle previsioni del governo Letta, che vedeva già all'orizzonte una riduzione al 132,8% dal 132,9 del 2013. In altre parole, l'Europa teme che l'Italia sforerà il tetto deficit / PIL del 3%. Inoltre, per la Commissione UE la legge di stabilità 2014 mostra limitati progressi strutturali rispetto alle ultime raccomandazioni giunte da Bruxelles, tanto che il commissario europeo agli Affari economici e monetari Olli Rehn invita l'Italia a non abbandonare la strada della spending review, che consiste nel tagliare le spese della "pubblica amministrazione nelle sue articolazioni a livello centrale e locale". Nonostante questo, Saccomanni assicura che "i rischi segnalati dalla Commissione sono già considerati nell'azione del governo".

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