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Cameron: buona fortuna UE, la Gran Bretagna è meglio che resti fuori

David Cameron ha fatto saltare, da solo, i piani di Nicolas Sarkozy, non accettando la revisione dei Trattati, visto che quello che si è deciso a Bruxelles "non è nell'interesse della Gran Bretagna". E chissà se lo sarà per l'Unione europea.

La "vecchia Volpe" (come l'Iran chiama la Gran Bretagna) ha ancora una volta giocato d'astuzia. Anche se i più ipotizzano che la decisione di David Cameron di dire no alla revisione dei Trattati dell'UE, come volevano fortemente Nicolas Sarkozy e Angela Merkel, equivarrà ad un progressivo isolamento della Gran Bretagna, alcuni concordano sul fatto che tale decisione sia in realtà la salvezza del Regno Unito. Che la Gran Bretagna sia da sempre più fuori dall'UE che dentro (non ha adottato la moneta unica rimanendo con la propria sovrana), nonché storicamente più vicina agli Stati Uniti d'America che agli Stati Uniti d'Europa, è un dato di fatto. E Cameron, durante il vertice fiume di Bruxelles, non ha fatto altro che ribadirlo. "Una decisione difficile ma buona - spiega infine il premier inglese - Quello che è stato deciso non è nell'interesse della Gran Bretagna, dunque non l'ho accettato. Non potevo presentare questo nuovo Trattato al Parlamento". "Se non si possono ottenere delle garanzie all'interno dei Trattati, allora è meglio restarne fuori" continua Cameron, che aveva chiesto un protocollo allegato al Trattato per "l'esenzione totale per tutto quello che riguarda la regolamentazione sui servizi finanziari", come spiega il presidente dell'Eurogruppo Jean-Claude Juncker al termine del vertice. Una proposta "inaccettabile" da tutti gli altri leader europei, che quindi dovranno far muovere la futura UE "a due velocità", spiega un indignato Nicolas Sarkozy, tanto che Cameron augura a tutta l'eurozona un "buona fortuna", e che sia in grado di "risolvere i suoi problemi". Angela Merkel si dice però ottimista, affermando che le decisioni prese a Bruxelles faranno riconquistare la "credibilità" dell'euro. A marzo dovrebbe quindi essere firmato questo nuovo Trattato intergovernativo, il cosiddetto Patto di bilancio, dai 17 mebri dell'Eurozona più altri "volontari". La sorpresa è che tutti gli altri Stati membri (da luglio anche la Croazia farà parte dell'UE) sembrano ad oggi trovarsi d'accordo nel sottoscrivere questo Patto di bilancio, lasciando quindi la decisione della Gran Bretagna unica nel panorama dell'eurozona. Un "impegno impressionate" come l'ha già definito il presidente della Commissione UE José Manuel Barroso, poiché i 17 paesi dell'Eurozona hanno deciso di adottare misure ancor più stringenti per la gestione dei conti pubblici degli Stati membri, oltre a controlli più severi. Nel Patto di bilancio verrà, per esempio, fissato a 0,5% del Pil il tetto massimo del rapporto strutturale deficit-Pil, e chiunque supererà tale soglia sarà punito con sanzione automatiche. Il fondo salva Stati (Efsf) sarà gestito alla BCE, mentre si discute di aumentare di 200 miliardi di euro il Fondo monetario internazionale. Il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy spiega invece che sull'introduzione degli eurobond non si è ancora raggiunto un accordo, ma è Mario Monti a far capire che anche se alcuni Paesi volevano "sopprimere in culla l'idea stessa", in realtà "è prevalsa l'idea che sarebbe incoerente per una zona integrata a livello fiscale". Lasciando intendere che sugli eurobond si continuerà a discutere.

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