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Twitter consegna dati di Occupy Wall Street. E di WikiLeaks?

Una sentenza di un giudice di New York obbliga Twitter a consegnare i dati provati di un attivista di Occupy Wall Street. Twitter cerca andare in difesa dell'utente, e qualcuno si chiede se l'ha fatto anche per i circa 700mila follower di WikiLeaks.

Il fatto che tutti i "follower" di WikiLeaks su Twitter, ma anche a quanto pare su Facebook e Google, potrebbero essere in mano ad un Grand Jury di Washington che raccoglie materiale per incriminare Julian Assange in base all'Espionage Act del 1917 non ha destato (almeno in Italia) alcuno scalpore, nemmeno tra i grandi media.
Eppure la notizia che un giudice di New York abbia stabilito, tramite un'ordinanza (subpoena, la stessa utilizzata dal governo USA contro Julian Assange) che Twitter debba trasmettere i dati privati (come le informazioni sulla localizzazione) su un suo utente sembra far parte dello stesso "disegno" che coinvolge anche WikiLeaks: la limitazione delle libertà su internet.
Al centro della storia Malcolm Harris, un attivista del movimento Occupy Wall Street che circa un anno fa ha invaso la Grande Mela. Ma Malcolm Harris è anche il direttore responsabile di "The New Inquiry" , quindi un giornalista. Come Julian Assange.
Il giudice di New York Matthew Sciarrino sentenzia che "pubblicare un tweet è come urlare alla finestra", e che quindi i cinguettii e i dati privati di Malcolm Harris possono essere sequestrati e assunti come prova nel corso del processo contro l'attivista, reo di aver intralciato il traffico ignorando le ordinanze della polizia.
Il giudice però forse non ha preso in considerazione il fatto che si può anche "urlare da una finestra" tutelando comunque la propria privacy.
Il giudice inoltre ha respinto una prima mozione che Harris aveva presentato contro la subpoena spiegando che la proprietà dei messaggi è di Twitter. E non è servito neanche che lo stesso Twitter abbia poi precisato che invece Malcolm Harris ha tutto il diritto di ricorrere all'ordinanza che vorrebbe la trasmissione dei suoi dati personali, perché nei termini di utilizzo del servizio di microblogging si specifica che i contenuti rimangono proprietà dell'utente.
Twitter fa poi notare che i messaggi non potrebbero essere trasmessi visto che una legge federale stabilisce che per acquisire comunicazioni elettroniche memorizzate nell'arco di 180 giorni è necessario un mandato di perquisizione, e non solo una subpoena emessa dal procuratore.
Gli attivisti di American Civil Liberties Union (ACLU) stanno ora valutando le possibili opzioni per un ricorso, in attesa del processo che inizierà il prossimo dicembre.
Molti plaudono Twitter per essere scesa in difesa di Malcolm Harris, anche se forse lo ha fatto solamente perché tale sentenza ha per la piattaforma di microblogging "un peso nuovo e travolgente".
Qualcuno però potrebbe riflettere d'altra parte sul perché tale azione a salvaguardia dei diritti della Rete e degli utenti di Twitter non sembra essere stata portata avanti invece per i follower di WikiLeaks, nonostante l'ordinanza USA coinvolga oltre settecentomila persone ed enti nel mondo .

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