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Twitter: PhoneDog contro Noah Kravitz. Di chi è veramente un account?

La PhoneDog Media cita in giudizio un suo ex dipendente, Noah Kravitz, che ha continuato ad usare un account Twitter cambiando però il nome dopo essersi licenziato dall'azienda. Una causa che contribuirà a cambiare l'idea di proprietà, anche intellettuale, su internet e soprattutto sui social network.

Probabilmente la causa tra la PhoneDog Media contro un suo ex dipendente, Noah Kravitz, contribuirà a cambiare l'idea di proprietà, anche intellettuale, su internet e soprattutto sui social network, come Twitter e Facebook. Noah Kravitz ha iniziato a lavorare per la PhoneDog nel 2006, fornendo ai clienti informazioni su diversi telefoni e dispositivi mobili, aprendo in quel periodo un account Twitter, d'accordo con la società, sotto il nome di "PhoneDog_Noah", che raggiunge presto i 17mila "follower" e dove diffondeva notizie sempre su prodotti di telefonia mobile, con tanto alle volte di video dove smontava e rimontava cellulari. Nel 2010 Noah Kravitz si licenzia dall'azienda, ma mantiene l'account Twitter, cambiando il nome (lui spiega in accordo con la società) semplicemente in "noahkravitz". Da lì i follower sono anche aumentati (attualmente quasi 24mila), continuando a fare quello che faceva in passato. Poco tempo fa, però, la PhoneDog cita in giudizio Noah Kravitz, denunciando l'ex dipendente per appropriazione indebita di segreti industriali, controllo dell'account e ostruzione agli introiti economici, spiegando: "I costi e le risorse investite da PhoneDog Media per accrescere i follower e sostenere la campagna marketing attraverso il social network sono considerevoli e pertanto considerati come proprietà PhoneDog Media. Siamo intenzionati a tutelare fino in fondo le nostre liste clienti e le informazioni confidenziali, la proprietà intellettuale, le password". La PhoneDog ritiene infatti i follower un vero portafoglio clienti, tanto da aver stimato che ogni utente varrebbe 2,5 dollari mensili, che moltiplicato per otto mesi farebbe un totale di 340mila dollari (260mila euro) che l'azienda ha intenzione di chiedere al blogger Noah Kravitz come risarcimento. Noah Kravitz, che ora deve difendersi dalle accuse, cercherà di dimostrare che in realtà i follower decidono liberamente se seguire o meno il suo account sul social network, facendo inoltre notare non solo che per Twitter, come si leggerebbe nei "terms of services", gli account sono "di esclusiva proprietà di Twitter e dei suoi licenziatari", ma anche che la sua lista di utenti "amici" non può essere classificata come un segreto commerciale, perché l'elenco è pubblico e in nessun modo confidenziale. Diversi giuristi, già molto interessati al caso, sottolineano poi che l'accusa della PhoneDog riguardo il mancato "controllo dell'account" potrebbe facilmente cadere visto che Noah Kravitz ha modificato facilmente la password senza che la società facesse alcuno sforzo per impedirlo e creare una password riservata. La passata giurisprudenza stabilisce infatti che se una azienda intende trarre un beneficio economico da un segreto commerciale (e quindi rivendicarne il diritto) deve perlomeno adottare misure ragionevoli per mantenere la segretezza di tali informazioni. E quindi, se non non si potrà dimostrare il segreto industriale, non si potrà presumibilmente neanche portare avanti una accusa di appropriazione indebita. Il giudice ha però comunque accolto le rivendicazioni della PhoneDog, e a breve inizierà una causa che, comunque andrà a finire, dimostrerà l'importanza di tenere ben separata la vita privata da quella professionale.

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