le notizie che fanno testo, dal 2010

Twitter, Costolo assicura: Non censuriamo chiunque. Solo chi indicano

Dick Costolo, amministratore delegato di Twitter, ha spiegato come la censura dei messaggi degli utenti ritenuti non idonei avverrà solo nei paesi che hanno emesso un mandato per farlo.

Il CEO di Twitter, Dick Costolo, ha rilasciato un'intervista al Wall Street Journal in cui ha cercato di chiarire l'azione intrapresa dal social network la scorsa settimana, in base alla quale si possono censurare dei messaggi se un Paese lo richiede per legge.
Questa decisione ha generato molte polemiche e disagio tra gli utenti. Costolo ha detto che "non c'è stato alcun cambiamento nella nostra posizione, atteggiamento o politica in materia di contenuti su Twitter". L'unica cosa che è cambiata, ha ammesso, è che ora verranno bloccati i "tweet" solo nei Paesi che hanno emesso un mandato per farlo.
"Quando riceviamo un ordine legale in un paese dove operiamo, vogliamo rendere il contenuto visibile a quante più persone possibile, ma sempre nel rispetto delle leggi locali", ha detto Costolo.
Il dirigente cita per esempio il Digital Millennium Copyright Act (DMCA) negli Stati Uniti, che lotta per rimuovere i collegamenti ai contenuti illegali. Costolo ha poi sottolineato che gli ordini ricevuti dai paesi saranno pubblicati sul sito di Chilling Effects, "in modo che tutti possano vedere quello che andiamo a fare. E' il modo più onesto e trasparente", ha detto.
Il CEO ha poi negato che il provvedimento è già in atto con la Cina o l'Iran, dove Twitter è bloccato, dicendo che la società non si aspetta di entrare in questi Paesi. "Non credo che l'ambiente attuale in Cina è quello in cui possiamo operare", ha confessato.
Quindi qualcuno potrebbe osservare a buon diritto che la nuova politica "censoria" di Twitter avrebbe portato al soffocamento della "primavera araba", visto che probabilmente Twitter avrebbe obbedito puntualmente agli ordini del governo di Hosni Mubarak per censurare ogni "tweet" politicamente scorretto, impedendo in Egitto la rivolta in piazza Tahrir.
"Non si può operare in un paese e scegliere quali leggi bisogna rispettare", ha detto infatti Costolo. Ma non si può neppure essere una piattaforma fiancheggiatrice dei regimi, potrebbe ribattere qualcun altro.
La verità è che, seppur lentamente, si sta cominciando a capire che il web "sociale" non può essere solamente fatto da Google, Facebook e Twitter. Servono piattaforme neutrali, dal codice aperto e gestite da organizzazioni trasparenti e senza fini di lucro. In caso contrario l'autocensura (anche inconscia e implicita) si impossesserà delle relazioni digitali e, come ai bei tempi dell'Unione Sovietica, la vera libertà sarà il ciclostile.

• DALLA PRIMAPAGINA:

• POTREBBE INTERESSARTI:

• LE ALTRE NOTIZIE: