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Paola Ferrari querela Twitter per diffamazione. Anzi, i suoi utenti

Paola Ferrari, giornalista Rai, si è sentita insultata da una valanga si tweet nel corso degli Europei, ed ora sembra aver deciso di querelare Twitter per diffamazione. Ma Twitter ha già detto che i contenuti pubblicati rimangono proprietà dell'utente.

Paola Ferrari ha annunciato di avere intenzione di voler portare in giudizio Twitter perché nel corso della conduzione della trasmissione "Stadio Europa" dedicata agli Europei 2012 si è vista oggetto di insulti e sberleffi molto pesanti, alcuni dei quali irripetibili, a sentire la giornalista.
Effettivamente spesso Twitter è usato semplicemente come una mega chat per fare battute su ogni argomento, dai programmi televisivi alla religione. E spesso qualcuno tende ad esagere, forse non pensando alle conseguenze.
Paola Ferrari ricorda, nel corso del programma di Klaus Davi su YouTube Klauscondicio, di lavorare "nel giornalismo da più di 30 anni e da 20 in Rai" e di aver "sempre accettato le critiche, anche quelle più dure e a mio avviso immotivate".
Ma la valanga di epiteti giunti nel corso degli Euro 2012 sono veramente troppi, a giudizio della conduttrice.
"Il web non può diventare solo una bacheca della diffamazione anonima, dell'insinuazione volgare e del razzismo solo perché nel web c'è la libertà di espressione. Non è giusto usare la rete e i social network per insultare le persone, senza la possibilità di un contraddittorio, e questo accade soprattutto con Twitter - continua Paola Ferrari - Se il web e i blog vogliono giocare un ruolo serio nell'informazione, allora devono comunque attenersi alle regole deontologiche di base e alle norme civili che valgono fuori dalla rete. Ecco, credo allora che la cosa valga anche per Twitter".
O meglio, per gli utenti di Twitter.
Come ribadito nel corso del dibattimento che si sta svolgendo a New York, dove la polizia ha ottenuto da un giudice di accedere all'account (e ai dati) di un attivista di Occupy Wall Street , Twitter ricorda infatti che i contenuti, anche se postati sul portale di microblogging, rimangono proprietà dell'utente.
In altre parole, è possibile (e probabile) che alla fine a pagare non sarà Twitter ma l'autore o gli autori dei cinguettii che la procura riterrà di natura diffamatoria.
E visto che il giudice di New York ha appena sentenziato che "pubblicare un tweet è come urlare alla finestra" e la stessa Paola Ferrari sottolinea che "nessuno si riunisce pubblicamente per diffamare o insultare qualcun altro o, se lo fa, per lo meno è passibile di denuncia", è facile immaginare che la eventuale denuncia per diffamazione possa essere accolta.
Per tutta risposta gli utenti di Twitter celebrano la notizia con un hashtag creato per l'occasione, #QuerelaConPaola.
I contenuti dei cinguettii sono facilmente immaginabili.

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