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Turchia resta in Siria fino a quando i curdi non si ritirano ad est dell'Eufrate

La Turchia invia altri 10 carri armati in Siria dopo la liberazione della città di Jarabulus. Amkara dichiara che "ha diritto di rimanere" in Siria fino a quando le Forze Democratiche Siriane (curdi) non si ritireranno ad est del fiume Eufrate.

La Turchia ha inviato almeno altri 10 carri armati in Siria, verso la città di Jarabulus situata sul confine, liberata nella giornata del 24 agosto dallo Stato Islamico (in realtà pare che la città fosse semi deserta) nel corso della prima offensiva ribattezzata "Scudo dell'Eufrate" e portata avanti insieme ai ribelli dell'Esercito siriano libero (Esl).

La Turchia infatti sostiene che "ha diritto di rimanere" in Siria finché Jarabulus non sarà completamente in mano all'Esercito siriano libero e fino a quando le Forze Democratiche Siriane (curdi) non si ritireranno ad est del fiume Eufrate, per prepararsi alla successiva liberazione di Raqqa.

Il ministro della Difesa di Ankara, Fikri Isik, assicura comunque che l'abbandono dei curdi è già iniziato e che, in base a un accordo con gli Stati Uniti, dovrebbe completarsi "entro 2 settimane".

Per il Pkk (Partito dei Lavoratori del Kurdistan) però l'obiettivo delle operazioni della Turchia nel nord della Siria sono le Forze Democratiche Siriane. Nei giorni scorsi infatti le milizie curde Ygp (Unità di Protezione Popolare) avevano sconfitto l'ISIS nella città di Manbij, assumendo il controllo dell'area.

Il timore di Ankara è che l'vanzata dei curdi sul territorio siriano possa quindi favorire la creazione di una regione autonoma curda.

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