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Tunisia, Chiesa: Chokri Belaid voce libera contro violenza politica

A due anni dalla cacciata di Ben Ali, la Tunisia ripiomba nel caos, dopo l'omicidio di Chokri Belaid, "una voce libera che si è sempre battuta contro la violenza politica" come lo descrive il Direttore Nazionale delle Pontificie Opere Missionarie della Tunisia, che anticipa: "Siamo di fronte ad una svolta. La coscienza popolare ne ha abbastanza della violenza politica".

Dopo l'uccisione, stando agli ultimi aggiornamenti con 3 colpi d'arma da fuoco, del leader dell'opposizione tunisina, Chokri Belaid, la Tunisia piomba nuovamente nel caos, a distanza di due anni, quando iniziò la rivoluzione che portò alla cacciata di Ben Ali. Oggi nuovi disordini a Tunisi e a Gafsa, mentre per domani, giorno dei funerali di Chokri Belaid, è stato indetto il lutto nazionale dal più importante sindacato della Tunisia, l'UGTT. Intanto si spacca il partito islamista al governo, l'Ennhada, dopo che il premier Hamadi Jebali aveva paventato l'idea di sciogliere l'esecutivo per sostituirlo con dei tecnici, fino al giorno delle elezioni ancora da fissare. L'Ennahda, però, si scaglia con il suo stesso premier, accusandolo di non essersi consultato con il partito prima di prendere tale decisione, e quindi renspingendola. A guidare i dissidenti di Ennahda è uno dei suoi vertici, Abdelhamid Jelassi. Il padre di Chokri Belaid sembra essere convinto del fatto che ad uccidere il figlio sarebbero state persone legate a Ennahda, mentre l'emittente al-Arabiya riporta la notizia dell'arresto dell'autista del politico, che avrebbe ricevuto una telefonata da parte di persone vicine al partito Nida Tounes, fondato nell'aprile 2012 da Beji Caid Essebsi, considerato un nostalgico del passato regime. Cosa ci sia dietro a questo omicidio non è ancora chiaro, anche se ciò è servito a far salire nuovamente la tensione in Tunisia, dove la sede di Siliana di Ennahda è stata data alle fiamme e ricominciano gli scontri tra il popolo e le forze di polizia. La Chiesa comunica intanto di essere "solidale con tutto il popolo tunisino che soffre per l'attentato alla sua libertà, al suo diritto al pluralismo e alla sua dignità", spiega all'Agenzia Fides padre Jawad Alamat, Direttore Nazionale delle Pontificie Opere Missionarie della Tunisia. Padre Alamat condanna duramente l'omicidio di Chokri Belaid, descritto come "una voce libera che si è sempre battuta contro la violenza politica". Il sacerdote chiarisce quindi come mai i tunisini si sono sentiti così coinvolti per l'uccisione di Belaid, spiegando che "l'attentato è vissuto come un'aggressione contro un intero popolo non solo contro una persona". "E' quello che sento ripetere dalla gente comune e dai commenti riportati dai media" precisa padre Jawad Alamat alla Fides, che anticipa: "Siamo di fronte ad una svolta forse ancora più importante di quella del 14 gennaio 2011 (quando fu cacciato Ben Ali, ndr.) Sull'Avenue Bourghiba sono presenti diversi partiti ma soprattutto il popolo che si è radunato spontaneamente per manifestare contro quest'azione ignobile. La moglie di Belaid è schiacciata dal dolore ma non si è chiusa in casa ed è stata tra le prime persone a manifestare". Il Direttore Nazionale delle Pontificie Opere Missionarie della Tunisia rivela che "l'Avenue Bourghiba è un luogo simbolico ma è tutta la Tunisia che è scesa in strada per protestare, dal sud al nord. Questo significa che la coscienza popolare ne ha abbastanza della violenza politica" e questo perché "il governo ha lasciato agire per troppo tempo i violenti nel nome di un malinteso rispetto della libertà di espressione. Questo non si può più accettare". Padre Jawad Alamat invita quindi a pregare affinché "il sangue versato serva a costruire una Tunisia moderna, pluralista, democratica e pacifica".

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