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Thyssen: Confindustria reagisca a sentenza. Difficile stare in Italia

Dopo la sentenza per omicidio volontario con dolo eventuale dell'amministratore delegato della ThyssenKrupp i vertici della società chiedono a Confindustria di "reagire a questa sentenza" altrimenti sarà "difficilissimo lavorare" in Italia.

Dopo la sentenza per omicidio volontario con dolo eventuale dell'amministratore delegato della ThyssenKrupp, la società afferma, come riporta il Corriere della Sera, che "dopo la situazione che si è venuta a creare con il verdetto di Torino sarà difficilissimo lavorare" in Italia.
"Il problema è sapere quale sarà la giurisprudenza in tema di sicurezza sul lavoro" spiegherebbe il presidente della Thyssen in Italia, Klaus Schmitz, ricordano come la ThyssenKrupp sia regolarmente associata a Confindustria e per questo chiede "garanzie" per il "futuro".
"Confindustria ci deve rappresentare, deve reagire a questa sentenza. Dall'associazione degli industriali italiani ci aspettiamo tutela e passi ufficiali" sottolineerebbe Klaus Schmitz, che aggiunge: "In Italia ci sono state tante tragedie sul lavoro. Ma questa sorte giudiziaria è toccata solo a noi. Il punto cruciale è questo: non vorremmo diventare un pretesto, noi come azienda e Espenhahn (l'ad condannato, ndr), come persona".
Infine il presidente della Thyssen in Italia, Klaus Schmitz, afferma che "se la situazione generale continuerà a essere segnata dalla forte emotività che ha caratterizzato il processo di Torino, è chiaro che il problema rimane e ci obbliga a interrogarci sul nostro futuro". Interessante notare come Schmitz, al pari di Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera, parli di una sentenza emessa sull'onda dell'emotività. Anche Cicchitto infatti, in una nota relativa alla videnda ThyssenKrupp, si augura che "prevalga sull'emotività il senso di responsabilità e di equilibrio - perché - le sentenze intese come vendetta sociale non sono la migliore espressione di una gestione equilibrata del diritto".
Ultimamente parlare di "emotività" sembra quindi andare molto di moda. Anche chi si batte contro un ritorno del nucleare in Italia si era fatto prendere, infatti, dall'"emotività", a detta di alcuni rappresentati del governo, tanto che tale aggettivo sembra essere usato in particolar modo quando non si ha altro tipo di argomentazione per difendere determinati fatti che per per il senso comune rimangono "indifendibili".

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