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Thyssen, Cicchitto: non a sentenze intese come vendetta sociale

La sentenza della Corte d'Assise di Torino ha condannato a 16 anni e sei mesi di carcere l'amministratore delegato della ThyssenKrupp, ma Fabrizio Cicchitto si augura che "prevalga sull'emotività il senso di responsabilità e di equilibrio".

La sentenza della Corte d'Assise di Torino, che ha condannato a 16 anni e sei mesi di carcere l'amministratore delegato della ThyssenKrupp Harald Espenhahn per omicidio volontario con dolo eventuale, "ha accolto il solido impianto accusatorio e costituisce un rilevante precedente" spiega dopo la lettura il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, sottolienando come essa essa dimostri "peraltro che l'assetto sanzionatorio disponibile è adeguato anche nel caso delle violazioni più gravi". Per Sacconi, infatti, "questa tragedia impone soprattutto una più diffusa ed efficace azione preventiva perché anche la sentenza più rigorosa non può compensare la perdita di vite umane e il grande dolore che ha prodotto". La sentenza della ThyssenKrupp rappresenta infatti una svolta nella giurisprudenza, perché di fatto equipara per la prima volta la morte sul lavoro (in questo caso di 7 operai rimasti uccisi dal rogo del 6 dicembre 2007) a un omicidio volontario. Non sembra invece soddisfatto della sentenza emessa dalla Corte di Torino Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera, che in una nota afferma di riservare "molti dubbi sulla condanna per omicidio volontario dell'ad dell'azienda". E ancora una volta, come quando dopo il disastro di Fukushima sono tornate con maggior vigore le proteste di coloro contrari al nucleare, si torna a parlare di "emotività", quella che sembra pervadere tutti coloro che osano criticare, e in questo caso giudicare, i "poteri forti". Cicchitto si augura che "prevalga sull'emotività il senso di responsabilità e di equilibrio - perché - le sentenze intese come vendetta sociale non sono la migliore espressione di una gestione equilibrata del diritto".

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