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Terzo Polo vuole diventare Primo, e chiede indicare il dopo Berlusconi

Mentre Silvio Berlusconi si presentava solo in conferenza stampa, il Terzo Polo riunito nella sua prima convention nazionale rilancia la proposta di un "governo di unità nazionale", chiedendo alla maggioranza di nominare un nuovo premier.

Mentre Silvio Berlusconi si presentava solo in conferenza stampa dove ha annunciato il via libera della riunione al ddl di riforma costituzionale targato Roberto Calderoli, il Terzo Polo al completo si riunisce nella sua prima convention nazionale. A Roma erano presneti tutti i leader del Terzo Polo, che puntano a prendere il posto di Silvio Berlusconi, che nonostante le rassicurazioni appare sempre più indebolito politicamente. Apre Francesco Rutelli (Api), e poi c'è Pier Ferdinando Casini (Udc), Raffaele Lombardo (Mpa) e Gianfranco Fini (Fli), che rilancia l'idea di "governo di unità nazionale". L'obiettivo, sembra di capire, non sono certo le elezioni, che forse non converrebbero a nessuno. Si punta invece ad un "dopo Berlusconi", tanto che Gianfranco Fini gli "amici del Pdl" a compiere un gesto per evitare "l'agonia dell'Italia" e a proporre una "alternativa credibile per il Paese". "La maggioranza ha il diritto di indicare il premier" afferma chiaramente Fini, e di proporre "un'agenda scarna ma concreta, fatta di due-tre punti", promettendo che questo "nuovo governo presieduto da un uomo della maggioranza" servirà per "archiviare questo periodo di sogni". "Serve un governo serio - continua il Presidente della Camera - che si presenti in Parlamento e si rivolga alle opposizioni le quali, credo, si assumeranno le loro responsabilità. Il Terzo Polo non si tirerebbe indietro, non guarderebbe dall'altra parte". Il messaggio appare quindi chiarissimo. Senza Silvio Berlusconi leader, il governo può andare avanti fino a fine legislatura, tanto che qualche attento osservatore fa già notare che tale discorso sembra rientrare in quel tipo di ragionamento dove "tutto cambia affinché nulla cambi". Gianfranco Fini arriva anche ad esprimere una specie di "mea culpa", quando afferma: "Dobbiamo dare atto a Casini di averlo capito qualche tempo prima: dar vita ad alleanze coatte rischiava di imprigionare le energie più sane della società e di cancellare una vera democrazia dell'alternanza di cui il Paese ha bisogno - aggiungendo che - c'è la volontà di archiviare un bipolarismo primitivo, unico in Occidente che non sa individuare valori comuni anche se riguardano l'interesse nazionale". Sulla stessa linea naturalmente Pier Ferdinando Casini che spiega che questa unione del Terzo Polo è essenziale "per andare oltre la differenza tra berlusconismo e anti berlusconismo e per dimostrare che non c'è bisogno di uomini soli al comando, o di uomini della provvidenza". "Io non so se sia mai cominciata la seconda Repubblica - ha aggiunto Casini - ma la nostra sfida è di dar vita alla terza Repubblica, basandoci su un nuovo linguaggio, cambiando i luoghi comuni e affermando alcuni valori: sobrietà, serietà, bene comune". Pier Ferdinando Casini lancia poi un messaggio a Silvio Berlusconi: "Lui asserisce di essere ancora a palazzo Chigi per il bene dell'Italia, ma la verità è che la grandezze degli uomini si rivela quando si capisce che è venuto il momento di uscire di scena", annunciando che il Terzo Polo ha tutta l'intenzione di "diventare il Primo Polo".

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