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TTIP, Greenpeace: norme ambientali, sanitarie o sociali in mano a multinazionali

Il Parlamento europeo ha approvato le raccomandazioni sul TTIP da dare alla Commissione UE ma proponendo la creazione di un tribunale di investimento globale permanente che si pronunci sulle controversie commerciali tra investitori e Stati. Greenpeace denuncia però che in questo modo si permetterebbe "alle aziende di citare in giudizio i governi, se ritengono che le norme ambientali, sanitarie o sociali siano di ostacolo ai propri investimenti".

Il Parlamento europeo ha approvato le raccomandazioni sul TTIP da dare alla Commissione UE ma "ha ignorato il dissenso di milioni di cittadini e ha proposto la creazione di un tribunale di investimento globale permanente che si pronunci sulle controversie commerciali tra investitori e Stati" sottolinea in una nota Greenpeace, che evidenzia: "Le modifiche apportate al meccanismo conosciuto come ISDS (Investor-State Dispute Settlement) mancano di dettaglio e che dunque è improbabile ottengano il sostegno degli Stati Uniti. In ogni caso, - aggiunge - il meccanismo approvato dal Parlamento europeo potrebbe lasciare alle aziende la possibilità di ricorrere contro tutele ambientali, sanitarie e sociali davanti a giudici privati". Lo stesso dissenso è stato espresso anche dai sindacati CGIL, CISL e UIL che hanno inviato una lettera ai parlamentari europei eletti in Italia.

Greenpeace denuncia quindi che "la raccomandazione del Parlamento sembra quindi dettata dalle stesse esigenze che hanno guidato negli ultimi mesi la Commissione: far confusione sui torbidi contenuti del TTIP - in risposta alla crescente opposizione pubblica - in particolare per quanto riguarda gli ISDS". Le riforme proposte dal Parlamento permetterebbero infatti "alle aziende di citare in giudizio i governi, se ritengono che le norme ambientali, sanitarie o sociali siano di ostacolo ai propri investimenti" precisa l'associazione ambientalista, chiarendo che "la raccomandazione del Parlamento europeo non specifica quali giudici dovrebbero pronunciarsi su questi reclami, né come verrebbe garantita la trasparenza e il rispetto del principio del conflitto di interessi".
"L'inclusione del sistema ISDS negli accordi commerciali tra UE, Stati Uniti e Canada - prosegue Greenpeace - darebbe a corti arbitrali non controllate da soggetti pubblici la giurisdizione su circa il 65-80 per cento degli investimenti globali, rispetto ad una percentuale attuale del 15-20 per cento".

Júrgen Knirsch sostiene: "Il Parlamento ha intorbidito la sua posizione sull'ISDS e sta armeggiando con un sistema che mette gli interessi delle multinazionali davanti a quelli dei cittadini e dell'ambiente. Il risultato è la creazione di un spauracchio che mina la democrazia, ma che non fermerà le proteste contro il TTIP. Niente può giustificare la creazione di un sistema legale privilegiato e distinto, utile solo a difendere interessi commerciali di privati. Gli investitori stranieri dovrebbero godere dello stesso trattamento di qualsiasi persona o società che cerca di tutelare i propri diritti e interessi dinanzi ad un giudice nazionale
o comunitario".

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