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Val Susa: ok manifestazione. NO TAV: taglio reti? Spiragli democrazia

I NO TAV potranno manifestare il prossimo 23 ottobre in Val di Susa, ma non devono minare "l'integrità del cantiere". Affermazioni per qualcuno forse paradossali, visto che l'obiettivo dei NO TAV è "aprire varchi nel recinto, per riaprire spiragli di democrazia".

La manifestazione del 23 ottobre in Val di Susa si farà, anche perché vietarla "avrebbe aumentato la tensione" come spiega il sindaco di Torino Piero Fassino, che però anticipa: "Ma la marcia deve svolgersi nel pieno rispetto delle leggi dello Stato". Il vertice del Comitato per la Sicurezza e l'Ordine Pubblico, presieduto dal sottosegretario all'Interno Michelino Davico, ha quindi dato il via libera all'iniziativa di protesta ormai annunciata dai NO TAV già da diversi giorni, anticipando che l'obiettivo principale sarà quello di tagliare "le reti" che vedono la Val di Susa "ostaggio della lobby del TAV", visto che "da quattro mesi una parte della valle è militarizzata, una vasta area è off-limits per i cittadini, recintata e protetta da reti posate illegalmente e difese da centinaia di poliziotti che proteggono un 'cantiere che non c'è' ", come si legge sul sito notav.info (http://is.gd/QCqvK4) che spiega i motivi della manifestzione. Sembrano quindi perlomeno paradossali quelle affermazioni che sostengono che la manifestazione si potrà fare sempre che "non minacci l'integrità del cantiere", come si legge sull'Ansa (http://is.gd/hZ2BsV), che anticipa l'idea, da parte delle autorità, di formare una sorta di "zona rossa" intorno al cantiere della Maddalena. "I manifestanti dovranno restare il più possibile lontano dal cantiere", aggiunge anche Antonio Saitta, presidente della Provincia di Torino, mentre la prefettura, come riporta La Repubblica (http://is.gd/JCK95R) fa sapere che "se qualcuno dovesse tentare di tagliare le reti con le cesoie sarà fermato immediatamente". Eppure la denuncia dei NO TAV è molto chiara, e cioè che "le reti illegali che in Val di Susa delimitano un cantiere che non c'è difendono" un "sistema" dove i "governi non rispondono più ai propri elettori ma a quel mondo opaco che specula sulla crisi economica", lo stesso mondo "pronto a prestare i capitali necessari alla realizzazione del TAV costringendo tutti i cittadini italiani a nuovi sacrifici per rimborsare quei prestiti e a subire nuovi tagli ad uno stato sociale ormai al collasso", come si legge sempre su notav.info. Ciò che i NO TAV vogliono, infatti, è "aprire varchi nel recinto, per riaprire spiragli di democrazia", col solo obiettivo di dimostrare "a testa alta che con la forza ed il sopruso non è possibile aprire alcun cantiere, né oggi né mai". La Repubblica (http://is.gd/JCK95R) spiega infine che "per l'impiego dei diversi plotoni quindi non si dovrà attendere che il cantiere sia sotto attacco" perché "polizia e carabinieri potranno intervenire quando la situazione sarà giudicata critica e il questore potrebbe sciogliere la manifestazione in qualsiasi momento". I NO TAV invitano invece "chi sta dall'altra parte a desistere da violenze e rappresaglie, dal lancio di lacrimogeni e quant'altro", anche perché il taglio delle "reti illegali di un cantiere che non c'è" avverà a volto scoperto perché gli abitanti della Val di Susa, sottolineano, "non hanno nulla da nascondere". "Se l'invito non verrà accolto - si legge ancora su notav.info - ci difenderemo dai gas, e chi dovesse dare l'ordine di aggredire cittadini pacifici che chiedono giustizia se ne assumerà la responsabilità di fronte al paese che ci guarda", sottolineando che i NO TAV non porteranno "alcuna offesa a chi dovrebbe difendere la legalità ed è mandato invece a coprire l'illegalità di recinti abusivi che offendono la nostra dignità".

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