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NO TAV: recinzioni? Una "bandierina mediatica". Il "cantiere non c'è"

I NO TAV rispondono con l'informazione (video, mappe e foto) all'ondata di "verosimiglianza" versata ad ettolitri dai media mainstream. Il messaggio dei NO TAV è molto chiaro: "Ora basta! 90.000 euro al giorno per un cantiere che non c'è". In un'epoca di crisi economica drammatica.

La democrazia si basa sulla possibilità di ogni cittadino di essere informato. L'informazione presuppone però che si debba essere almeno alfabetizzati, dato che, senza alfabetizzazione, non è possibile "decodificare" le informazioni stesse e, addirittura, secondo il "tipo" di analfabetismo di cui si soffre, neppure leggerle. E' paradossale quindi, quanto nell'epoca dei social network, dei siti internet, degli smartphone e della tecnologia che ruota "intorno a te", in un periodo storico in cui le informazioni sovrabbondano, la televisione rimanga l'unico "proiettore di realtà", come la chiama, un po' dickianamente Ernest Kattens. E' ancora infatti la TV ad informare gli italiani e, solamente la televisione, ha la forza di rendere "vere" (o verosimili) le vicende di cronaca. Paradossalmente l'informazione "di prima mano" fornita dalle "persone interessate dalla vicenda" non è "verosimile" quanto il suo racconto da parte della cronaca "mainstream". Ma senza scomodare Popper e McLuhan, per quanto riguarda l'Italia, c'è una spiegazione più semplice, riportata anche dalla popolarissima enciclopedia Wikipedia sotto la voce "analfabetismo": "Il linguista Tullio de Mauro cita vari studi, concludendo che nel 2008 soltanto il 20 per cento della popolazione adulta italiana possiede gli strumenti minimi indispensabili di lettura, scrittura e calcolo necessari per orientarsi in una società contemporanea" (ecco il link http://is.gd/8zxc6m sempre che Wikipedia riapra, naturalmente). Questo potrebbe quindi spiegare come mai non ci sia stata un'ondata di indignazione nazionale per le immagini e le foto diffuse dal Movimento NO TAV che ha pubblicato sul suo blog un reportage sul "cantiere che non c'è". Il Movimento NO TAV afferma infatti che lo Stato spende, in tempo di crisi economica drammatica, "90.000 euro al giorno per un cantiere che non c'è" e lo dimostra con foto, video e un articolo eloquente (http://is.gd/vfVyDZ). Sostanzialmente i NO TAV riportano che l'"espansione delle reti" iniziata il 27 giugno con "un'operazione militare di oltre 2000 uomini (che) occupò il piazzale del museo archeologico di Chiomonte" e proseguita "fino al 24 agosto con l'ultimo dei tre allargamenti che ha di fatto completato l'occupazione dei terreni di proprietà pubblica" rappresentano "una mera bandierina mediatica con la quale il governo ed in particolare i politici locali piemontesi (di entrambi gli schieramenti) stanno ingannando l'Italia e l'Europa per avere accesso ai fondi europei riservati alle grandi opere". Difatti, segnalano i NO TAV nell'articolo: "Il cantiere reale però non è costituito dall'area ad oggi occupata ma dovrebbe essere impiantato nei terreni a nord delle recinzioni, di proprietà privata (oltre il 90% dei quali di attivisti no tav)". Per questo i NO TAV osservano: "Milioni di euro in forza pubblica di occupazione che non producono nulla, non costruiscono nulla e non servono certamente a superare una crisi economica che si profila durissima. Questa non è una lamentela del movimento che anzi considera una vittoria la situazione di blocco ed enpasse ma un grido di allarme rivolto a tutti i cittadini italiani. Tutti devono sapere la farsa che si sta svolgendo oggi in valle di Susa. Tutti devono spare che questo è un furto di denaro pubblico e come tale va fermato immediatamente".

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