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NO TAV: 150 ragioni contro le 14 domande e risposte del governo Monti

Il governo Monti, potrebbe pensare qualcuno, "se la canta e se la suona", poiché pubblica 14 domande e si risponde da solo sul perché il TAV va fatto. Ma i NO TAV hanno da tempo più di 150 ragioni per protestare contro il progetto dell'Alta Velocità.

Come promesso il governo espone i motivi per cui andrà "avanti con convinzione" sul TAV, come affermato pochi giorni fa dal premier Mario Monti (http://is.gd/MqL5UA). Per "equità", però, il governo si pone le domande e si risponde da solo (http://is.gd/3Ih9r2), cercando di convincere in 14 punti che la tratta Torino-Lione "costituisce un investimento strategico per il futuro del nostro Paese in termini di maggiore competitività, di abbattimento delle distanze, di prospettive di sviluppo". Talmente "strategico" che la zona dove sorgerà il cantiere è divenuta "militarizzata" (http://is.gd/Om42XW).
In particolare, poi, il governo tecnocrate sottolinea che "il progetto preliminare è stato approvato dal CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica, ndr)" e che "nell'accordo italo-francese del gennaio 2012 e nella deliberazione del CIPE si prevede di realizzare l'opera per fasi", spiegando però solo la "fase 1" cioè "il cosiddetto progetto 'low cost' consiste nella realizzazione prioritaria del tunnel di base e delle tratte di connessione alla linea storica esistente a Susa e S. Jean de Maurienne, comprese le due stazioni internazionali", concludendo che "il costo complessivo ammonta a circa 8,2 miliardi di euro, da ripartire tra i due Paesi" ma che "il finanziamento per l'Italia sarà inferiore ai 3 miliardi di euro".
Ma il governo guidato da Mario Monti ci tiene anche a precisare che per il TAV "tutti gli 87 comuni francesi e la stragrande maggioranza di quelli italiani non si sono opposti all'opera" e che se "si considerano quelli direttamente interessati dalla realizzazione di tratte in superficie e/o cantieri, sono solo due le amministrazioni esplicitamente contrarie".
Su quest'ultimo punto risponde direttamente il presidente della Comunità montana Valle di Susa e Sangone, Sandro Plano, leader dei sindaci NO TAV, che replica: "Non è vero, perché i comuni che hanno approvato una delibera contro la TAV sono 23" mentre "due sono quelli direttamente toccati dal progetto low cost, ma in valle i Comuni che si sono dichiarati contrari alla TAV devono essere considerati 23".
Alle 14 domande e risposte del governo si contrappongono invece la "150 brevi ragioni tecniche contro il TAV in Val di Susa" (http://is.gd/xUSBGD), che raccontano una realtà completamente diversa, dove si enunciano le "insostenibilità dei costi" come i "problemi per la salute" (tra le altre cose), dove per esempio viene evidenziato che "lo stesso studio di VIA presentato da LTF calcola un incremento del 10% nell'incidenza di malattie respiratorie e cardiovascolari a causa dei livelli di polveri sottili prodotte dai cantieri". Cantiere che "durerà 10 anni" come conferma lo stesso documento del governo.
Ma non esistono solo queste 150 ragioni dei NO TAV. Sul sito del Politecnico di Torino, per esempio, vi è una intera sezione (http://areeweb.polito.it/eventi/TAVSalute/) dedicata al progetto dell'Alta Velocità Torino-Lione, dove si può trovare anche il contributo di Pier Luigi Cazzola, biologo e Direttore IZS Vercelli, che espone "Le conseguenze dei lavori per la TAV sulla fauna" (http://is.gd/nBQxW0). Ma non è ancora tutto. Alla Presidenza del Consiglio è infatti giunto un appello firmato da centinaia di professori (http://is.gd/SXC4s2), docenti e tecnici che invitano Mario Monti a "mettere in discussione in modo trasparente ed oggettivo la Torino-Lione".
L'appello è rimasto inascoltato e senza risposta, ma a leggere i 14 punti del governo a favore del TAV sembra che anche tutti gli altri studi e ricerche siano stati completamente ignorati. Non per niente, sul sito notavtorino.org, Mario Monti è stato nominato il "capo del governo del Partito Preso" mentre Giorgio Napolitano è naturalmente il "presidente del Partito Preso" visto che il 6 marzo a "Torino per l'ennesima cerimonia dei 150 anni dall'unità d'Italia, il presidente Napolitano rifiuta l'incontro con i sindaci della Valle di Susa", accolto in "una piazza blindata, deserta; unica claque una scolaresca di bambini", tanto che sempre il comitato NO TAV Torino descrive questa come "un'immagine che richiama alla mente scene di regimi senza democrazia, oppure un'anticipazione (http://is.gd/hO4q3a) del futuro prossimo italiano".

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