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Svizzera sblocca tasso di cambio franco-euro causa quantitative easing BCE?

La Banca centrale svizzera (Bns) ha abolito a sorpresa il tasso di cambio minimo di 1,20 franchi per 1 euro (introdotto nel 2011). Molti economisti ritengono infatti che la decisione della Bns sia legata in particolare pensando alla riunione del Consiglio direttivo della Banca centrale europea (BCE) della prossima settimana, quando i responsabili della politica monetaria della zona euro potrebbero dare il via al programma di quantitative easing.

La Banca centrale svizzera (Bns) ha abolito a sorpresa il tasso di cambio minimo di 1,20 franchi per 1 euro (introdotto nel 2011) e, parallelamente, ha abbassato di 0,5 punti il tasso d'interesse di riferimento portandolo a -0,75%. Thomas Jorda, governatore della Bns, assicura che la mossa è stata decisa solo perché "non aveva più senso portare avanti la politica del tetto con l'euro, che non era più sostenibile e che avrebbe potuto essere portata avanti solo con continui interventi sui mercati". Come ha evidenziato Bloomberg, però, dopo l'annuncio dell'abolizione del tasso di cambio a 1,20 franchi c'è stato "il tracollo repentino della moneta unica" e, di contro, il rafforzamento del franco. C'è già chi calcola la mossa rischiosa della Svizzera, analizzando il fatto che, a causa della minor competitivtà dell'export elvetico in presenza di una moneta rafforzata, ci potrebbe essere la perdita di migliaia di posti di lavoro. Chi ovviamente ha conti o asset in Svizzera avrà gradito la mossa degli elvetici, i cui capitali sono stati rivalutati rispetto all'euro. Panico invece per chi, soprattutto in alcuni Paesi dell'est Europa, ha contratto mutui per la casa in franchi svizzeri, poiché vedono ora aumentare l'ammontare del debito contratto con le banche. In Croazia la kuna ha perso il 17% verso il franco mentre in Polonia lo zloty è arrivato a perdere ben il 20%.

Tra gli analisti c'è chi ipotizza che la decisione della Banca centrale svizzera sia stata adottata soprattutto a causa della persistente debolezza dell'euro, che dura ormai da mesi, il che rendeva la strategia del blocco del tasso di cambio minimo "troppo rischiosa e costosa" come evidenzia il New York Times, che sottolinea: "soprattutto con l'euro che rischia di indebolire ulteriormente nelle prossime settimane se i responsabili politici europei insisteranno nel portare avanti un nuovo round di misure di stimolo, come ampiamente previsto". Molti economisti ritengono infatti che la decisione della Bns sia legata in particolare pensando alla riunione del Consiglio direttivo della Banca centrale europea (BCE) della prossima settimana, quando i responsabili della politica monetaria della zona euro potrebbero dare il via al programma di quantitative easing. In caso di alleggerimento quantitativo la BCE acquisterà, per una predeterminata e annunciata quantità di denaro, attività finanziarie dalle banche del sistema (azioni o titoli, anche tossici). Come fa notare il Financial Times, però, "questo potrebbe indurre una nuova ondata di flussi in beni svizzeri, mettendo pressione sul tasso di cambio e costringendo la banca centrale ad intervenire". Lo stesso Thomas Jordan lascia intendere che la Banca centrale svizzera si è sentita in dovere di agire in fretta perché "farlo tra 6 o 12 mesi avrebbe fatto molto più male".

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