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In Sud Sudan "orrende violazioni dei diritti umani". Ma ONU si limita a chiedere stop abusi

Da quando è iniziato il conflitto armato nel dicembre 2013, in Sud Sudan sono state commesse "orrende violazioni dei diritti umani" come le decrive l'ONU e tutto è rimasto "fuori dal radar internazionali", tranne quelli di Ong come Medici Senza Frontiere. Nonostante questo. le Nazioni Unite si limitano solamente a chiedere al governo di transizione di unità nazionale - una volta che si sarà insediato - a fermare le violazioni e gli abusi.

Da quando è iniziato il conflitto armato nel dicembre 2013, in Sud Sudan sono state commesse "orrende violazioni dei diritti umani" come le decrive l'ONU. Nell'ultimo rapporto pubblicato dalle Nazioni Unite si parla di civili bruciati vivi o tagliati a pezzi e migliaia di casi di stupro. L'ONU punta il dito in particolare contro le forze governative e i suoi alleati anche se sottolinea che dal 2013 tutte le parti in conflitto hanno condotto "attacchi contro i civili, stupri e altri reati di violenza sessuale, arresti arbitrari, rapimenti e privazioni della libertà, sparizioni forzate e attacchi contro il personale delle Nazioni Unite e le strutture di mantenimento della pace". Il rapporto stilato dall'Ufficio dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (OHCHR) denuncia che ci sono fondati motivi per ritenere che queste violazioni possano costituire crimini di guerra e/o crimini contro l'umanità. Ogni volta che una zona passava da un gruppo di potere all'altro, infatti, i civili venivano seviziati o uccisi in base alla loro identità etnica.

Il rapporto svela atrocità di ogni genere: civili pro-opposizione bruciati vivi, soffocati in contenitori, impiccati sugli alberi o tagliati a pezzi; una donna violentata da cinque soldati davanti ai suoi figli sul ciglio della strada e successivamente violentata da altri uomini, una volta liberata i suoi bambini erano scomparsi; un'altra donna è stata legata ad un albero dopo che il marito è stato ucciso e ha dovuto assistere allo stupro da parte di 10 soldati della figlia 15enne. Senza contare le varie mutilazioni, anche ai danni di molti bambini. Secondo l'ONU, le violenze sono aumentate nel 2015 tanto che in cinque mesi dello scorso anno, da aprile a settembre, si sono registrate più di 1.300 segnalazioni di stupro in uno solo dei dieci Stati del Sud Sudan, quello chiamato Unity e ricco di petrolio. In particolare, le donne vengono considerate come una vera e propria "merce" dai soldati, spesso alleati del governo. Sempre nel 2015 almeno 7 giornalisti sono stati uccisi e molti attivisti arrestati, senza contare le minacce e le intimidazioni rivolte agli operatori umanitari e ai membri del personale anche delle Nazioni Unite.

Nonostante quella in Sud Sudan sia una delle situazioni più orrende al mondo di violazioni dei diritti umani tutto è rimasto "fuori dal radar internazionali" come dichiara l'Alto commissario ONU Zeid Ra'ad Al Hussein. In realtà, chi denuncia da anni le atrocità commesse in Sud Sudan è Medici Senza Frontiere che solo il 3 marzo scorso riportava l'uccisione di due medici della Ong e riferiva dell'ennesimo attacco al sito per la Protezione dei Civili (PoC) a Malakal, all'interno di un "conflitto segnato dalla assoluta e inaccettabile mancanza di rispetto per la vita e la dignità dei civili sud sudanesi". Nonostante tutto questo l'ONU si limita però ad invitare il governo di transizione di unità nazionale - una volta che si sarà insediato - a fermare le violazioni e gli abusi. Nel frattempo, la comunità internazionale continuerà a fare finta di niente.

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