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Fabio e Mingo licenziati dal Gabibbo ricorrono al Tribunale del lavoro

Fabio e Mingo sono stati licenzianti "in tronco" dal Gabibbo accusati di aver propoddo dei "servizi falsi" per Striscia la notizia. Fabio Di Nunzio e Domenico De Pasquale, indagati per simulazione di reato, ricorrono però la Tribunale del lavoro.

Mentre prosegue l'inchiesta di Bari su Fabio e Mingo, i due ex inviati-attori di Striscia la notizia indagati per simulazione di reato, Fabio Di Nunzio e Domenico De Pasquale si preparano per le prime udienze del processo davanti al Tribunale del lavoro di Bari. Come riporta il Corriere del Mezzogiorno, il 7 ottobre e il 23 novembre Fabio e Mingo contesteranno la legittimità del licenziamento da parte di Rti, società Mediaset, annunciato in tv dal Gabibbo. Il pupazzo rosso aveva infatti accusato Fabio e Mingo di aver prodotto dei "servizi falsi" scoprendo che "il caso di qualche tempo fa della maga sudamericana non esiste e anche il caso del falso avvocato era una messa in scena". Da parte loro, Fabio e Mingo si erano difesi precisando che si erano invece "sempre prodigati per rendere al meglio la nostra prestazione di attori nell'ambito dei servizi, prodotti esclusivamente nel rispetto delle precise indicazioni ricevute assecondando, sempre, gli autori del programma". In sostanza, Fabio e Mingo affermano di non essere degli "inviati" come Striscia la notizia gli ha sempre presentati ma solo degli "attori" che prestavano la faccia per servizi più "autoriali" che "giornalistici".
Il Tribunale del lavoro non entrerà comunque nel merito della vicenda ma dovrà solamente pronunciarsi sulla legittimità del licenziamento. Fabio e Mingo erano legati da un contratto di lavoro autonomo che durava da 19 anni, tanto che non si esclude che i giudici possano rilevare la configurazione di un legame subordinato come osserva il Corriere del Mezzogiorno. La difesa di Fabio e Mingo contesta il fatto che Rti non avrebbe indicato i motivi dell'interruzione del rapporto e non avrebbe effettuato una contestazione preventiva con gli eventuali addebiti, a cui i due attori baresi avrebbero potuto replicare.

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