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Fabio e Mingo indagati per simulazione di reato

Fabio e Mingo, sospesi da Striscia la notizia perché accusati di aver prodotto dei servizi falsi, sono indagati per simulazione di reato. Fabio e Mingo però chiariscono: "Siamo i primi a voler conoscere le fila di questa assurda vicenda nella quale ci si vuole coinvolgere". Mediaset ed Antonio Ricci presentano due denunce per truffa.

Fabio e Mingo indagati per simulazione di reato. All'inizio di aprile 2015 la Procura di Bari avrebbe inviato agli studi Mediaset una richiesta di acquisizione di informazioni in merito ad un servizio realizzato da Fabio e Mingo. Il fascicolo d'inchiesta riguarda un servizio su un presunto falso avvocato che sarebbe stato interpretato in realtà da un attore. Indagati per lo stesso reato di cui sono accusati Fabio e Mingo anche il presunto finto legale e due persone che hanno partecipato alla realizzazione del servizio, andato in onda nel 2013. Stando alle prime informazioni, dopo la richiesta a Mediaset da parte della Procura l'azienda e l'autore di Striscia la notizia, Antonio Ricci, hanno quindi depositato due denunce per truffa presso gli uffici giudiziari di Bari. Inoltre, hanno messo a disposizione della magistratura il video integrale del serivizio, quello nel quale il viso del presunto falso avvocato non era oscurato. Alla fine di aprile, il Gabibbo comunica che Fabio e Mingo sono stati sospesi da Striscia la notizia, anche a causa di un altro presunto falso servizio, quello dove veniva smascherata una cartomante ed andato in onda sempre nel 2013. Da parte loro, Fabio e Mingo hanno risposto alle accuse evidenziando: "Noi ci siamo sempre prodigati per rendere al meglio la nostra prestazione di attori nell'ambito dei servizi, prodotti esclusivamente nel rispetto delle precise indicazioni ricevute assecondando, sempre, gli autori del programma nella scelta e nelle modalità di esecuzione dei servizi stessi". Fabio e Mingo si definiscono quindi "attori" e non "inviati" come li ha sempre presentati Striscia la notizia. Fabio e Mingo ribadiscono quindi di "aver collaborato fedelmente" con la redazione del programma "nel rispetto di ogni indicazione ricevuta, anche se non sempre condivisa", aggiungendo: "Quando le autorità competenti riterranno utile ascoltarci risponderemo con lealtà e serenità. Siamo i primi a voler conoscere le fila di questa assurda vicenda nella quale ci si vuole coinvolgere".

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