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Vittorio Arrigoni: ultimo saluto a Pasqua. "Ha difeso il suo gregge"

La morte di Vittorio Arrigoni ha scosso le coscienze come solo le morti degli innocenti possono fare. Il funerale il giorno di Pasqua è stato l'ultimo saluto ad un uomo che deve essere portato ad esempio. E "restiamo umani" è già un motto di chi vuole la pace e mai la guerra.

Grande partecipazione e toccante commozione per i funerali di Vittorio Arrigoni, il pacifista e attivista umanitario barbaramente ucciso il 14 aprile a Gaza. I funerali si sono svolti il giorno di Pasqua a Bulciago, paese d'origine di "Vik", vicino Lecco, dove sono giunte centinaia di persone per l'ultimo saluto. Le esequie si sono svolte al palazzetto dello sport del paese con la presenza di amici giunti da tutto il mondo, compresa una delegazione arrivata dalla Palestina e un giornalista inviato da Al Jazeera. Commosse le parole dell'arcivescovo di Gerusalemme monsignor Cappucci che ha concelebrato la messa: "Per noi Vittorio è un martire, un eroe e un santo, come un vescovo che ha difeso il suo gregge e il suo gregge era il popolo palestinese". La madre, Egidia Beretta, sindaco del paese, profondamente provata dalla morte del figlio, ha sottolineato l'eccezionale "normalità" di Vittorio con queste parole: "Vittorio non è né un eroe né un martire ma solo un ragazzo che ha voluto riaffermare con una vita speciale che i diritti umani vanno sempre rispettati e difesi". Il suo motto, "restiamo umani", intanto, è diventato già un modo di dire corrente tra tutte le persone che cercano, nonostante, tutto la pace e la fraternità tra le genti.

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