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Vittorio Arrigoni trovato morto. L'ultimatum non era ancora scaduto

Doveva scadere oggi l'ultimatum dei rapitori di Vittorio Arrigoni, ma nella notte la tragica notizia del ritrovamento del suo corpo in una casa di Gaza. Familiari e amici hanno sperato fino all'ultimo momento, in un clima generale, però, che è sembrato quasi di glaciale immobilismo.

L'ultimatum dei rapitori di Vittorio Arrigoni, il gruppo islamico salafita "Brigata Mohammed Bin Moslama", sarebbe dovuto scadere oggi. Il gruppo terrorista, in un video postato su Youtube, minacciava infatti di uccidere Vittorio Arrigoni, un volontario dell'International Solidarity Movement che ha scelto di vivere a Gaza per raccontare in prima persona cosa sta succedendo in quella terra martoriata da un conflitto interminabile, entro 30 ore a partire dalle 10 (ore italiane) di giovedì 14 aprile. Alle ore 2:43 di venerdì 15, però, l'Ansa batte la tragica notizia: "Fonti della sicurezza del movimento palestinese Hamas ha annunciato in nottata che è stato ritrovato il corpo di Vittorio Arrigoni in una casa a Gaza".
I rapitori chiedevano al governo di Hamas, in cambio di Arrigoni, la liberazione di alcuni detenuti salafiti. Nel video si vedeva Vittorio Arrigoni bendato, stremato, sanguinante nel volto, con la mani legate dietro la schiena e un'altra mano, di un rapitore, che lo tiene alzato per i capelli. La corrente islamica ultraradicale dei salafiti, infatti, nel video accuserebbe Vittorio Arrigoni di essere "uno che entra nella nostra casa portandoci la corruzione morale" e dietro il quale c'è uno "staterello, l'Italia, infedele, il cui esercito è presente ancora nel mondo islamico" (Repubblica.it).
Il video "è una coltellata" per tutti quelli che conoscono Arrigoni, il suo lavoro e la sua scelta di vita, come spiegava bene Christian Elia di Peace Reporter che commentava: "Nessun palestinese può far questo a lui. Ferendolo nel modo più grave, anche delle stesse ferite: privandolo della sua libertà. Restate umani; liberate Vittorio", concludeva (http://is.gd/bVT57Z).
A quanto pare, però, qualcuno ha scelto di non restare umano. Nella serata di ieri due manifestazioni, sia a Roma che a Milano, hanno sfilato per chiedere l'immediata liberazione di Vittorio Arrigoni. Voci rimaste inascoltate, come quelle radunatesi davanti alla Camera dei deputati, per sollecitare Governo e Parlamento a "fare pressione, presso i rapitori e presso le autorità palestinesi, per ottenere il rilascio" del volontario di International Solidarity Movement.
In una breve nota del 14 aprile la Farnesina comunica solo di aver già "effettuato gli opportuni passi per ogni intervento a tutela del connazionale" e che il Ministro Frattini era già "in contatto con i nostri rappresentati diplomatici" per seguire "con la massima attenzione l'evolversi della situazione". Ma la situazione, invece, è regredita, nel peggiore dei modi e purtroppo in un clima che è sembrato quasi di glaciale immobilismo.

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