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Vittorio Arrigoni: ergastolo per i suoi due assassini

Rischiavano la pena di morte, ma la famiglia del pacifista Vittorio Arrigoni si è sempre detta contraria alla pena capitale. Due membri della cellula salafita che ha rapito e ucciso l'attivista dell'Ism sono stati quindi condannati all'ergastolo.

Ci sono due condanne all'ergastolo per la morte di Vittorio Arrigoni, l'attivista dell'International Solidarity Movement (Ism) ucciso nell'aprile del 2011 nella Striscia di Gaza da una cellula di integralisti salafiti. Il processo si è svolto davanti ad un tribunale militare controllato da Hamas, e i due imputati rischiavano per il delitto di Vittorio Arrigoni anche la condanna a morte, pena a cui però si sono detti sempre contrari i familiari del pacifista. Alla fine, quindi, il 23enne Mahmud al-Salfiti e il 25enne Tamer al-Husasna sono stati condannati all'ergastolo. I due hanno confessato il coinvolgimento nel rapimento e nell'assasinio di Vittorio Arrigoni, anche se hanno sempre sostenuto che le responsabilità maggiori ricadevano sul giordano Abdel Rahman Breizat e su un altro membro della cellula, Bilal al Omari, uccisi pochi giorni dopo il sequestro del pacifista in uno scontro a fuoco con le forze di sicurezza di Hamas. Nel processo condannati anche altri due membri della cellula salafita coinvolta nell'uccisione di Arrigoni, e cioè il 25enne Faruk Jerim, che sconterà una pena di 10 anni e il 25enne Amer Abu Ghola, a cui è stata inflitta la pena di un anno di carcere per aver fornito la casa dove è stato detenuto sotto sequestro l'attivista dell'Ism.

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