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Guerra a Gaza: Hamas nega rapimento soldato ma per Israele è casus belli

La guerra nella Striscia di Gaza prosegue mietendo altre vittime. Dall'inizio del conflitto i morti palestinesi sono 1.670, con quasi 9.000 feriti. Israele e Hamas si accusano a vicenda per la violazione del cessate il fuoco di 72 ore di venerdì 1 agosto 2014. Hamas nega il rapimento del soldato israeliano a Rafah, ma per Israele è ormai un casus belli e annuncia l'intenzione di porre fine all'offensiva unilateralmente.

Non c'è ancora pace nella Striscia di Gaza, e anche la speranza di giungere ad una tregua umanitaria temporanea rischia di rimanere tale. Nella giornata di oggi, 78 palestinesi, tra cui sei membri di una stessa famiglia, sono stati uccisi in una serie di attacchi aerei israeliani a Gaza, colpendo anche molte abitazioni di civili. Dall'inizio del conflitto, i morti nella Striscia di Gaza sono 1.670, con quasi 9.000 feriti. A quanto pare, Israele non sembra intenzionata ad accordarsi per una nuova tregua. Israele e Hamas si accusano a vicenda per la violazione del cessate il fuoco di 72 ore di venerdì 1 agosto 2014, interrotto dopo appena un paio d'ore. Dopo le prime indiscrezioni che volevano Hamas responsabile del rapimento di un soldato israeliano ad est di Rafah, in un comunicato ufficiale le Brigate Ezzedin al-Qassam hanno negato un loro coinvolgimento nella vicenda, dicendo di non essere a conoscenza di alcuna cattura. Al-Qassam prosegue spiegando che un gruppo di suoi combattenti si sono effettivamente scontrati con le forze israeliane alle ore 07:00 (locali) di ieri, e che i combattenti potrebbero avere catturato un soldato in quel momento, ma che da tempo si erano persi i contatti con questo gruppo di miliziani. Le Brigate legate ad Hamas presumono quindi che i loro combattenti, così come i prigionieri, siano stati uccisi dai bombardamenti israeliani. Nonostante questo, Israele ha comunicato di aver già avviato le ricerche per ritrovare il soldato disperso, pattugliando l'intera periferia della città di Rafah. Israele considera la cattura dei suoi soldati un casus belli. Al quotidiano Haaretz, un alto ufficiale israeliano ha infatti precisato: "Israele agirà nel proprio interesse. L'obiettivo è quello di porre fine all'offensiva unilateralmente". Israele ha rifiutato di recarsi a Il Cairo per raggiungere un negoziato con i palestinesi, mentre una delegazione di Hamas ha deciso di intervenire comunque ai colloqui.

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