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Caritas: a Gaza situazione drammatica, sradicare le cause del conflitto

Intervistato dall'agenzia di stampa Misna, padre Raed Abusahlia, direttore di Caritas Gerusalemme rivela che "la situazione nella Striscia di Gaza è drammatica" con la "distruzione di interi quartieri" e di "intere famiglie", e sottolinea che la priorità è "far tacere subito le armi e aprire i passaggi ma anche e soprattutto sradicare le cause del conflitto".

"La situazione nella Striscia di Gaza è drammatica. Abbiamo sempre detto e lo ripetiamo che occorre arrivare immediatamente a un cessate il fuoco per salvare più vite possibile e risparmiare altre sofferenze e ulteriore distruzione. Abbiamo avuto paura alla notizia dell’operazione terrestre (israeliana, ndr): da quando è cominciata, giovedì scorso, le sofferenze sono aumentate e siamo arrivati a più di 100 morti al giorno, in maggioranza donne, bambini e anziani" racconta padre Raed Abusahlia, direttore di Caritas Gerusalemme, intervistato dall'agenzia di stampa Misna. Dall'inizio dell'operazione israeliana "Protective Edge", l'8 luglio scorso, sono morti più di 500 persone, mentre i feriti superano i 3mila. Nella giornata di oggi, un razzo israeliano ha colpito e distrutto anche un piccolo ospedale situato vicino alla città di Gaza, causando almeno 4 morti e 16 feriti. "Stiamo assistendo alla distruzione di interi quartieri. Immaginate, più di 1200 case completamente rase al suolo. Gaza è una città molto popolata, quando distruggono una casa tutte quelle vicine restano danneggiate e ora ce ne sono 20.000 colpite e rese quasi inagibili" prosegue il direttore di Caritas Gerusalemme, che sottolinea come prosegue l’evacuazione di interi quartieri nei settori est, nord e sud, tanto che i rifugiati nelle strutture dell'Urnwa sarebbero oltre 120mila. Padre Raed Abusahlia però riflette "Tutte persone che quando finirà l’offensiva se potranno tornare troveranno le loro case distrutte e allora cosa faranno? - aggiungendo - E non sono solo le case ad essere distrutte, ma anche intere famiglie, più di 36, totalmente cancellate, mentre a Gaza manca l’acqua, manca l’elettricità, gli ospedali non hanno i mezzi necessari ad assistere i bisognosi". Per padre Raed quindi la priorità è "far tacere subito le armi e aprire i passaggi ma anche e soprattutto sradicare le cause del conflitto, revocando il blocco imposto da 12 anni a Gaza, la più grande prigione a cielo aperto del mondo".

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