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Attacco israeliano a Gaza: 500 morti. Da ONU nessuna risoluzione di condanna

Continua l'attacco israeliano nella Striscia di Gaza. Dall'8 luglio, giorno d'inizio dell'operazione israeliana "Protective Edge", sono morti circa 500 palestinesi, tra cui soprattutto donne, bambini ed anziani. Ban Ki-moon afferma che "Israele deve esercitare la massima moderazione e fare molto di più per proteggere i civili". L'ONU però non è riuscita ad emettere una risoluzione di condanna contro l'operazione militare israeliana.

Continuano i bombardamenti israeliani nella Striscia di Gaza, nonostante gli appelli per la pace, non da ultimo quello di Papa Francesco, e per l'apertura dei negoziati. Stando a fonti locali, dall'inizio dell'operazione israeliana "Protective Edge", l'8 luglio scorso, sarebbero circa 500 i morti tra i palestinesi, la maggioranza dei quali donne, bambini ed anziani. Solo nella giornata di domenica, si conterebbero oltre 140 vittime. I militari israeliani ieri hanno anche attaccato Shejaiya, sobborgo di Gaza City, causando almeno 72 morti tra cui 17 bambini e 14 donne. Ma la conta delle vittime non si ferma purtroppo neanche oggi. Come riporta l'agenzia di stampa Misna, solo questa mattina sarebbero caduti 9 morti palestinesi, fra cui sette bambini, tutti membri della stessa famiglia, la cui casa è stata centrata dalle bombe a Rafah, nel sud della Striscia di Gaza. Inoltre, fra le macerie di una casa a Khan Yunis, nel sud, sono stati rinvenuti sempre stamane i corpi di altri 16 palestinesi uccisi in un raid aereo che ieri sera aveva già ucciso nove persone. Le vittime israeliane sono invece in tutto 18 (13 nelle ultime 24 ore), ma si contano solo tra i soldati che stanno combattendo una guerra che sta causando una vera e propria "catastrofe umanitaria". Sono circa 83mila infatti gli sfollati che hanno trovato rifugio nelle strutture dell’agenzia delle Nazioni Unite per i palestinesi (Urnwa), cifra che "supera di gran lunga il numero di rifugiati del conflitto 2008/9" come precisa il loro portavoce Chris Gunness. L'ONU sembra impotente di fronte ad una tragedia che sta colpendo soprattutto vittime innocenti, visto che al termine di una riunione l'organizzazione ha espresso "molta preoccupazione" ma non è riuscita ad emettere una risoluzione di condanna contro l’operazione militare israeliana, come ha evidenziato l’ambasciatore della Palestina all’ONU Ryad Mansour. L'ambasciatore israeliano Ron Prosor ha ribadito invece il diritto di Israele a difendersi, affermando che "ci sarà calma a Gaza solo quando ci sarà calma in Israele". Il segretario dell'ONU Ban Ki-moon, che ieri ha incontrato l'emiro del Qatar, lo sceicco Tamim bin Hamad Al Thani, e il presidente palestinese Abu Mazen, prosegue oggi il tour in Medio Oriente che mira a porre fine al conflitto, precisando che continuerà "a premere per un immediato cessate il fuoco, per la fine immediata dell'operazione militare israeliana a Gaza e per l'interruzione del lancio di razzi da parte di Hamas e della Jihad islamica". Ban Ki-moon ammette però che "Israele deve esercitare la massima moderazione e fare molto di più per proteggere i civili".

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