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Apple: Steve Jobs appare in tribunale per difendere l'iPod

Steve Jobs torna in vita in un aula di tribunale, per difendere l'iPod. Apple è stata chiamata in causa da una class action, poiché accusata di aver violato le regole antitrust e danneggiato i concorrenti dell'iTunes Store.

Steve Jobs torna in vita in un aula di tribunale, quella dove si svolge il processo contro la Apple promosso con una class action da alcune associazioni di consumatori. L'accusa è che la Apple avrebbe violato le regole antitrust, con i ricorrenti che sostengono che il colosso di Cupertino abbia utilizzato aggiornamenti del software di iTunes tra il 2006 e il 2007 per danneggiare i concorrenti di negozi di musica digitale. I consumatori affermano quindi che la Apple abbia mantenuto il monopolio e i prezzi artificialmente alti (tra il 2006 e 2009) poiché avrebbe impedito ai file musicali di altri negozi digitali di essere caricati sull'iPod. Per l'accusa, Apple infatti ha cambiato continuamente il suo software con l'intenzione di fermare l'avanzata competitiva di alcuni negozi digitali come RealNetworks, che permetteva lo scaricamento di musica in grado di girare sull'iPod anche se non acquistata su iTunes. L'iPod infatti, contrariamente ad altri lettori MP3, non permette di operare direttamente sui file al suo interno; si può sincronizzare con il computer solo attraverso il software iTunes, sviluppato dalla stessa Apple, tramite il quale si possono effettuare acquisti nel negozio di musica digitale online di Apple, iTunes Store.

La Apple si difende sostenendo che gli aggiornamenti al software iTunes per l'iPod erano in realtà un genuino miglioramento del prodotto, sottolineando che al contrario portali come RealNetworks facevano sistematicamente reverse-engineering per scovare i difetti del sistema. Venerdì 4 dicembre è apparso in una deposizione registrata prima della sua morte anche Steve Jobs, l'ex CEO di Apple, dove ammette che i contratti con le etichette discografiche e le falle di sicurezza del sistema erano la preoccupazione principale della società. Steve Jobs conferma che la Apple non ha bloccato i concorrenti e danneggiato i consumatori, ma si muoveva solo per proteggere i suoi contratti con le etichette discografiche e tappare i buchi che si erano aperti nella sicurezza. Steve Jobs spiega che nei contratti stipulati con le etichette Apple sarebbe incorsa ad una violazione delle licenze se le persone sarebbero state in grado di violare il sistema FairPlay, una tecnologia che rileva file musicali di altri negozi di musica online e impedisce agli utenti di caricarli sul iPod. Le associazioni in difesa dei consumatori contestano però alla Apple che la multinazionale avrebbe "bloccato" il software Harmony di RealNetworks, che appunto permetteva ai proprietari dell'iPod di caricare musica dal portale concorrente all'iTunes Store. Steve Jobs ha semplicemente risposto che Harmony stava minando il "sistema chiuso" (end-to-end) del prodotto Apple, definendo "hacker" le aziende concorrenti che cercavano di aggirare il sistema per mettere l'azienda di Cupertino "non conformità con i contratti stipulati con le case discografiche". I ricorrenti sostengono però che gli aggiornamenti di iTunes, in particolare 7.0 e 7.4, sono stati progettati intenzionalmente per danneggiare aziende come RealNetworks.

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